Archivi tag: vangelo del giorno

La giustizia e la sua qualità

La giustizia e la sua qualità

La Parola

20 Perciò io vi dico: Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli.

21 Voi avete udito che fu detto agli antichi: “Non uccidere”; e: “Chiunque ucciderà, sarà sottoposto al giudizio”; 22 ma io vi dico: Chiunque si adira contro suo fratello senza motivo, sarà sottoposto al giudizio; e chi avrà detto al proprio fratello: “Raca”, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli avrà detto: “Stolto”, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.

23 Se tu dunque stai per presentare la tua offerta all’altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, 24 lascia lì la tua offerta davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello; poi torna e presenta la tua offerta.

25 Fa’ presto un accordo amichevole con il tuo avversario, mentre sei sulla via con lui, che talora il tuo avversario non ti dia in mano del giudice e il giudice ti consegni alla guardia e tu sia messo in prigione. 26 In verità ti dico, che non uscirai di là finché tu non abbia pagato l’ultimo centesimo.

(Matteo 5)

La giustizia e la sua qualità
La giustizia e la sua qualità

Il commento

Qual’è la qualità della nostra giustizia?

La qualità della nostra giustizia, dice il Signore Gesù in questa pericope tratta dal discorso della montagna, deve superare quella, spesso formale e legalistica, degli scribi e dei farisei.

Non basta, per fare un esempio, dirsi cristiani e rendere culto a Dio, una volta la settimana, nel tempio fatto di pietra.

Occorre essere cristiani, e rendere culto a Dio ogni momento, nel tempio di Dio che è la nostra vita. Nel nostro tempio vivo, fatto di carne.

Non sappiamo infatti che il tempio di Dio siamo noi?

Da qui l’insistenza della Scrittura, della Parola di Dio, ed anche della chiesa di Dio,sulle tematiche del corpo, della persona, della sessualità.

Non è “ossessione”, come dicono alcuni, ma la consapevolezza che questa rappresenta l’identità ultima e più profonda di ogni essere umano. E che se non si è “in pace” con se stessi su questo piano, difficilmente lo si sarà negli altri.

Essere “in pace” però, è l’equivoco ed il peccato assieme dei nostri tempi, non è assecondare tutto ciò che “ci sentiamo” o “ci piace”, ma scoprire il nostro autentico e vero modo di essere maschio o femmina, come l’Eterno ci ha voluti e ci ha creati.

Voi avete udito ma io vi dico…

Un altro esempio di qualità della nostra giustizia è quello legato alla nostra capacità di perdonare.

La peccaminosità dell’animo umano ci porterebbe inevitabilmente all'”occhio per occhio“.

Il Signore Gesù ci dice che in questo caso superare la qualità della giustizia degli scribi e dei farisei, della giustizia umana, ci deve rendere capaci non solo di perdonare, ma di farlo settanta volte sette.

Perchè non è peccato agli occhi di Dio soltanto l’uccidere, il togliere la vita, in qualsiasi modo questo avvenga (di spada, per incidente, per sentenza giudiziaria… o, attualizzando, per aborto, eutanasia, suicidio assistito) ma anche semplicemente il dire “stupido”, ovvero il togliere la vita, diremmo oggi, con la penna, o anche, di nuovo attualizzando, con la reputazione sul web o altrove.

Togliere la vita nel senso di distruggere la reputazione di un altro, rendere ai suoi occhi impossibile la convivenza serena con i propri fratelli o sorelle.

Esaminiamoci perciò fratelli o sorelle. Esaminiamo i nostri rapporti con gli altri, vediamo se abbiamo qualcosa da farci perdonare dagli altri (e certamente ognuno di noi ce l’ha!) e comportiamoci di conseguenza.

Non presentiamoci all’altare di Dio, all’altare di DIO, Dio, che è la mia gioia e il mio giubilo (Salmi 43:4) con la purezza formale delle nostre coscienze, ma umilamoci di fronte a Lui, riconciliandoci prima di tutto con il nostro fratello o con la nostra sorella.

E presentiamo a Lui, finalmente, l’offerta di tutti noi stessi.
Perchè il tempio di Dio siamo noi! Amen.

Se tu dunque stai per presentare la tua offerta all’altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì la tua offerta davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello; poi torna e presenta la tua offerta.

Le ricchezze, lo sguardo, lo stupore

Le ricchezze, lo sguardo, lo stupore

La Parola

17 Ora, mentre stava per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro; e inginocchiatosi davanti a lui, gli chiese: «Maestro buono, cosa devo fare per ereditare la vita eterna?».

18 E Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio. 19 Tu conosci i comandamenti: “Non commettere adulterio. Non uccidere. Non rubare. Non dire falsa testimonianza. Non frodare. Onora tuo padre e tua madre”».

20 Ed egli, rispondendo, gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia fanciullezza».

21 Allora Gesù, fissandolo nel volto, l’amò e gli disse: «Una cosa ti manca; va’, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni, prendi la tua croce e seguimi».

22 Ma egli, rattristatosi per quella parola, se ne andò dolente, perché aveva molti beni.

23 Allora Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno delle ricchezze entreranno nel regno di Dio!».

24 E i discepoli sbigottirono alle sue parole. Ma Gesù, prendendo di nuovo la parola, disse loro: «Figli, quanto è difficile, per coloro che confidano nelle ricchezze entrare nel regno di Dio. 25 È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».

26 Ed essi, ancora più stupiti, dicevano fra di loro: «E chi dunque può essere salvato?». 27 Ma Gesù, fissando lo sguardo su di loro, disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma non a Dio, perché ogni cosa è possibile a Dio».

(Marco 10)

Le ricchezze, lo sguardo, lo stupore
Le ricchezze, lo sguardo, lo stupore
Le parole

Ricchezze e stupore sono le parole protagoniste di questo brano del Vangelo di Marco proposto per l’ascolto, la lettura e la preghiera.

Le ricchezze sono inizialmente quelle del personaggio del “giovane ricco” che Marco ci presenta mentre intreccia un dialogo con il Cristo.

Gesù ascolta la sua iniziale professione di fede, la apprezza finchè, scrive l’evangelista, lo fissa nel volto e lo ama e, poichè lo ama, gli rivolge la richiesta definitiva, lo chiama alla conversione. Gli dice di vendere, ossia dare via tutto quello che materialmente possiede; gli dice di darlo via non a chiunque ma ai poveri; non per “buonismo” come farebbero molti di noi, ma perchè i poveri sono coloro che non hanno nulla di che ricambiare. I poveri sono quelli che se gli cedi una ricchezza la mettono subito a frutto, cosicchè se tu cedi loro tutto quel che possiedi, non hai alcuna speranza di riaverlo indietro. Non quel tipo di ricchezza almeno.

Non deve cedere la ricchezza ai poveri per “guadagnare punti paradiso” ma per non avere la possibilità di ripensarci subito dopo.
Il giovane questo lo capisce, e se ne va triste.
Probabilmente pensava che la sequela di Gesù fosse un qualcosa di più facile. Che la Croce di cui parlava Gesù fosse un qualcosa di simbolico.

E invece no! Le ricchezze vanno abbandonate del tutto.
La sequela è la certezza di avere una Croce, reale, che da quel momento è tua compagna di cammino, è qualcosa che devi imparare a portare, giorno dopo giorno, attimo dopo attimo.

Egli se ne va, e i discepoli, a giudicare da quanto segue, sono tentati. Forse anche loro credevano così in cuor loro. Che alla fine il Maestro sarebbe stato riconosciuto, che quella sofferenza e quella passione di cui parlava loro era qualcosa, se non di simbolico, di temporaneo. Che  nulla poteva accadergli davvero di quegli scenari che evocava.

Ma Gesù ribadisce quanto ha appena detto al giovane ricco, ed i discepoli addirittura sbigottirono, furono ancora più stupiti fino al punto che misero in dubbio l’identità stessa di Gesù come Messia, come Salvatore.

E chi dunque può essere salvato?

E qui Marco di nuovo, come nel caso del giovane ricco poco prima, osserva un particolare, che Gesù fissò lo sguardo su di loro, e diede loro il messaggio di amore di Dio per loro.
Perchè è vero quanto dicono, gli uomini da soli non hanno alcuna speranza di salvezza. Ma Dio è con loro; anche se essi ancora non l’hanno capito, essi sono con il Dio con loro, essi sono con l’Emmanuele.

Perchè quello che è impossibile agli uomini da soli, senza Dio, è possibile a Dio, al Dio che è con loro, che li ama, che vuole che essi siano salvi.

Ogni cosa è possibile, se lasciamo che lo sguardo di Dio si posi su di noi; se siamo capaci di non distogliere il nostro sguardo per contemplare questa o quella ricchezza di questo mondo.

Amen, secondo la Tua volontà. 

Io sono tuo, salvami.

Io sono tuo, salvami.

La Parola

LAMED
89 Per sempre, o Eterno, la tua parola è stabile nei cieli. 90 La tua fedeltà dura d’età in età; tu hai stabilito la terra ed essa sussiste. 91 Il cielo e la terra sussistono fino al giorno d’oggi, perché ogni cosa è al tuo servizio. 92 Se la tua legge non fosse stata il mio diletto, sarei già perito nella mia afflizione. 93 Non dimenticherò mai i tuoi comandamenti, perché per mezzo di essi tu mi hai dato la vita. 94 Io sono tuo; salvami, perché ho ricercato i tuoi comandamenti. 95 Gli empi mi insidiano per farmi perire, ma io riguarderò ai tuoi precetti. 96 Ho visto il limite di ogni cosa perfetta, ma il tuo comandamento non ha alcun limite.

Io sono tuo, salvami.
Io sono tuo, salvami.

Il commento

Prego molto spesso con il numero 119 del libro dei Salmi. Tra i Salmi quello che trasuda amore, devozione, passione per la Parola di Dio.

In particolare con questa strofa, etichettata con il nome della lettera ebraica Lamed. La lettera che è in mezzo all’alfabeto, la lettera che è al centro della vita. La lettera che indica che un cuore (lev) è veramente sincero solo quando obbedisce alla Parola di Dio e non (ibal) fa quanto questa vieta di fare.

La lettera LAMED rappresenta l’insegnamento e l’intenzione.
La LAMED è una lettera grandiosa che si innalza sopra le altre dalla sua posizione in mezzo all’alfabeto. Per questo essa rappresenta il Re dei Re.

Da un lato della LAMED siede la KAF, che allude al KISSE’ HAKAVOD (il trono glorioso di Dio), dall’altro lato si trova invece la MEM, che allude all’attributo MALCHUT (regno di Dio). Queste tre lettere insieme formano la parola : MELECH (Re) (Otiot Rabbi Akiva).

Il nome LAMED, deriva da LAMAD, che significa sia insegnare che imparare. L’uomo ha il dovere di insegnare la Legge e la Volontà di Dio, ma non può farlo sino a quando non ha acquisito conoscenza. Per questo la l è la più alta lettera dell’alfabeto, suggerendo che il vero talento dell’uomo sta nella sua capacità di imparare ed insegnare.

La lettera LAMED indica direzione, moto a luogo, scopo. Il Talmud dice: uno che saluta un amico non dovrebbe dirgli “LECH BESHALOM” (vai in pace)”, ma “LECH LESHALOM” (vai verso la pace). Una persona di successo va avanti in direzione dei suoi scopi e delle sue intenzioni. (Berachot 64a).

La Torah inizia con la lettera BET e finisce con la lettera LAMED. Si può leggere LEV (cuore) o lBAL (non). Dio ha detto ad Israele: “Figlio mio, se sei guidato da questi due termini – cuore, che rappresenta la sincerità, e non, che rappresenta la coscienza di ciò che si deve evitare, allora hai ubbidito a tutta la Torah” (Otiot Rabbi Akiva).

(da “Alfabeto: prima l’alfabeto” di Gabriele Levy, Comunità ebraica di Casale Monferrato, 1996)

Si dice (l’episodio è ripreso nel film “Luther“) che, quando Lutero entrò in una delle sue crisi, chiedendo al direttore spirituale di indicargli un Dio che potesse amare, questo gli rispondesse di guardare al Cristo, al Crocifisso e di ripetere prostrato di fronte a questo, in forma di preghiera litanica, l’inizio del versetto 94:

Io sono tuo, salvami. Io sono tuo, salvami.”.

Che questa sia la nostra preghiera di tutta la vita. Che la nostra vita sia un continuo affidarci a Cristo ed a Lui solo. Che la nostra vita sia una continua adorazione, in parole, opere, fatti e senza omissione, dei suoi comandamenti e dei suoi precetti.

Amen.

Salati con il fuoco!

Salati con il fuoco!

Salati con il fuoco! E salati con il sale…  E il sale è la Parola di Dio. Non fosse chiaro…

La Parola

Chiunque scandalizzerà uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse legata intorno al collo una pietra da mulino e che fosse gettato in mare.

43 Ora, se la tua mano ti è occasione di peccato, tagliala; è meglio per te entrare monco nella vita, che avere due mani e andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile, 44 dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne.

45 E se il tuo piede ti è occasione di peccato, taglialo; è meglio per te entrare zoppo nella vita, che avere due piedi ed essere gettato nella Geenna, nel fuoco inestinguibile, 46 dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne.

47 E se l’occhio tuo ti è occasione di peccato, cavalo; è meglio per te entrare con un occhio solo nella vita, che averne due ed essere gettato nella Geenna del fuoco, 48 dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne.

49 Poiché ognuno deve essere salato col fuoco, e ogni sacrificio deve essere salato col sale. 50 Il sale è buono, ma se il sale diviene insipido, con che cosa gli darete sapore?

Abbiate del sale in voi stessi e state in pace gli uni con gli altri.

(Marco 9)

Salati con il fuoco!
Salati con il fuoco!

Il commento

Ognuno deve essere salato col fuoco, e ogni sacrificio deve essere salato col sale.

La Parola di Dio è il sale della vita.
La Parola di Dio cambia il sapore della vita. Completamente.
Il sale della Parola di Dio si trasforma in un fuoco che ti divora da dentro, che ti spinge ad esaminarti, a cambiare, a convertirti di continuo.
Il sale della Parola di Dio ti fa pensare che è meglio metterti una pietra al collo, tagliarti una mano od un braccio, cavarti un occhio piuttosto che rimanere così come sei, e rischiare di perdere tutto per l’eternità.
Perchè è l’eternità quella che conta, solo l’eternità che siamo chiamati a trascorrere quando saremo di nuovo riuniti con Dio.

Certo, all’eternità ci arriviamo tramite il contingente, tramite i giorni di questa vita terrena, tramite il provvisorio di questo mondo. Ma è lì che puntiamo, all’eternità da trascorrere nella pace, nella gioia, senza lacrime, assieme al Nostro Signore. E allora sentiamo vere le parole di Gesù nel Vangelo. Che ti serve avere tutto, avere ogni cosa in questo mondo, se poi perdi la tua anima?

È lì che puntiamo… a salvarci l’anima tramite l’obbedienza piena alla Parola di Dio… o no?

Esaminiamoci. Se la Parola di Dio che ascoltiamo oggi, è sempre quella, se la ascoltiamo o peggio la annunciamo con distrazione, se la condiamo con i soliti discorsi, se cerchiamo le solite scuse per pararci dalle nostre mancanze, o nemmeno la ascoltiamo, nemmeno sentiamo in noi il desiderio di condividerla, se ripetiamo dal pulpito o dall’ambone sempre le stesse cose, se invece del fuoco la nostra anima prova solo un rassicurante tepore, se il sapore della nostra vita è quello di chi cucina senza sale, senza spezie, tutto uguale…

Beh, forse, allora, stiamo sbagliando qualcosa. Forse è meglio che iniziamo a cercare una cesoia. Forse è tempo di potare qualcosa via dalla nostra esistenza. Perchè siamo sciapi.

Gli sciapi, i tiepidi, quelli che si credono già purificati, corrono grande rischio. Potiamo via qualcosa, perchè la nostra fede ricresca, si rinvigorisca. Compriamo delle spezie, del sale, ascoltando la Parola di Dio. Perchè Egli è qui. E bussa alla nostra porta.

14 «E all’angelo della chiesa in Laodicea scrivi:

queste cose dice l’Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della creazione di Dio.
15 Io conosco le tue opere, che tu non sei né freddo né caldo. Oh, fossi tu freddo o caldo! 16 Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né caldo, io sto per vomitarti dalla mia bocca.
17 Poiché tu dici: “Io sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di nulla”; e non sai invece di essere disgraziato, miserabile, povero, cieco e nudo.
18 Ti consiglio di comperare da me dell’oro affinato col fuoco per arricchirti, e delle vesti bianche per coprirti e non far apparire così la vergogna della tua nudità, e di ungerti gli occhi con del collirio, affinché tu veda.
19 Io riprendo e castigo tutti quelli che amo; abbi dunque zelo e ravvediti.

20 Ecco, io sto alla porta e busso; se qualcuno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui, e cenerò con lui ed egli con me.
21 A chi vince concederò di sedere con me sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi sono posto a sedere col Padre mio sul suo trono.

22 Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese».

(Apocalisse 3:14-22)

Chi ha orecchi,

ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese.

 

Guardare in alto. Primo e secondo tempo

Guardare in alto. Primo e secondo tempo

La Parola

22 Poi venne a Betsaida; e gli portarono un cieco, pregandolo di toccarlo. 23 Allora preso il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli sputato sugli occhi e impostegli le mani, gli domandò se vedesse qualcosa. 24 E quegli, alzando gli occhi, disse: «Vedo gli uomini camminare e mi sembrano alberi». 25 Allora gli pose di nuovo le mani sugli occhi e lo fece guardare in alto; ed egli recuperò la vista e vedeva tutti chiaramente. 26 E Gesù lo rimandò a casa sua, dicendo: «Non entrare nel villaggio e non dirlo ad alcuno nel villaggio».

(Marco 8)

Guardare in alto. Primo e secondo tempo
Guardare in alto. Primo e secondo tempo

Il commento

La guarigione del cielo di Betsaida, raccontata in Marco 8:22-26, mi ha personalmente sempre colpito per il suo svolgersi “in due tempi”, se così si può dire.

Nel primo tempo, Gesù gli prende le mani (e il cieco si fida, si lascia guidare, non era così facile o scontato a pensarci), lo conduce fuori dal villaggio, gli sputa sugli occhi e gli impone le mani.

La prima chiamata di Dio spesso accade in questo modo. L’uomo è reso cieco dal suo peccato e dal suo orgoglio, Dio lo invita alla fede, gli dice “fidati”, “seguimi”, “porgimi le tue mani”. Lo chiama poi ad uscire da sè, dai suoi luoghi di tutti i giorni, dalle sue credenze, dalle sue convinzioni; convinzioni che nemmeno sono sue spesso. Sono imposte dall’ambiente, suggerite dal desiderio del “quieto vivere”.

Pensateci:

Gesù non avrebbe potuto guarirlo e basta?
E non avrebbe potuto guarirlo nel suo villaggio?
Così oltretutto tutti avrebbero più facilmente visto, e magari si sarebbero convertiti?
Noi probabilmente avremmo fatto così.

Uscito che il cieco è dal villaggio, Gesù gli sputa sugli occhi.
Altro gesto simbolico. È come “peggiorare” la sua cecità! Già non ci vede, Gesù aggiunge il suo sputo. Ma significa, è come dire all’uomo: tu devi essere completamente cieco alle lusinghe ed al “credo” di questo mondo. Tu devi avere in te la mia vita! Tu devi ascoltare la mia voce, che esce dalla mia bocca, come questo sputo.
E gli impose le mani, il gesto della donazione dello Spirito, il gesto che indica la potenza di Dio che esce da Questo ed è capace di cambiare l’uomo.

Alla fine del “primo tempo”. della prima parte del processo di conversione, l’uomo inizia a vedere, vede degli uomini che camminano, vede che sono in piedi, gli sembrano alberi.
Ma ancora non vede chiaramente.
Il Signore però vede la sua disponibilità a cambiare, vede la sua disponibilità alla fede, e passa al secondo momento.

Il secondo momento è quello del completamento della sua conversione, della fede piena, della fede ritrovata, del “nascere di nuovo”.

Allora gli pose di nuovo le mani sugli occhi e lo fece guardare in alto; ed egli recuperò la vista e vedeva tutti chiaramente.

Gesù gli pone di nuovo le mani sugli occhi, e lo invita a guardare in alto, a guardare il mondo, direbbe Paolo, tenendo gli occhi fissi su Gesù, autore e perfezionatore, compitore della nostra fede (cfr. Ebrei 12:2).

…ed egli recuperò la vista e vedeva tutti chiaramente.

Convertiti che siamo al Cristo, rivestiti di Lui, per il dono della fede, per il dono dello Spirito, allora vediamo tutti chiaramente. Vediamo chi è per Lui, con Lui, in Lui e chi no. Cerchiamo la compagnia dei primi e rigettiamo quella dei secondi, che chiamiamo a conversione ma che, se rifiutano, lasciamo alla responsabilità delle loro scelte.

Perciò…

Gesù lo rimandò a casa sua, dicendo: «Non entrare nel villaggio e non dirlo ad alcuno nel villaggio».

Gesù lo rimandò a casa sua, che era la casa del Padre comune, perchè chi si converte al Figlio, diventa figlio nel Figlio, può dire Padre Nostro. Resta nella famiglia umana, resta nel mondo, ma non appartiene più ad esso. Appartiene a Dio.

Perciò Egli manda il cieco a casa sua, ma gli dice “non entrare nel villaggio”. Non entrarci perchè in realtà non è più tuo, e tu non sei più parte della città degli uomini, ma sei parte della città di Dio.

E non drlo ad alcuno, perchè tutti sanno che eri cieco, tutti ora vedono che hai recuperato la vista, tutti sanno che questo è avvenuto perchè hai aderito al dono della fede, ed hai scelto di vedere non più semplicemente con i tuoi occhi, ma con i tuoi occhi che Io ti ho fatto aprire davvero.

Chi, nonostante abbia visto quanto avvenuto, abbia visto il Cristo, abbia avuto il dono delle Scritture, conosca la Rivelazione, continua a guardare la realtà con gli occhi del suo piccolo villaggio, negli spazi ristretti del suo cuore, con quelle fessure che chiama occhi, che guardano senza vedere, costui, o costei, è il vero cieco.

Fai come me. Non continuare a parlare per ogni dove, ad annunciare a chi rifiuta con ostinazione la Rivelazione. Scuoti i tuoi sandali, scuoti i tuoi calzari, getta via la polvere, e và altrove ad annunciare il Regno di Dio. Và altrove ad insegnare a guardare la realtà ed il mondo con i miei occhi, con la vista dell’Eterno.

Il primo tempo è Adamo, sono Adamo ed Eva, rivestiti di tuniche di pelle dall’Eterno (cfr. Genesi 3:22), perchè nonostante il peccato possano camminare per il mondo, cerchino di vederlo con gli occhi dell’Eterno, ora che conoscono il bene ed il male.

Il secondo tempo è il Cristo, è l’uomo nuovo, è l’uomo rivestito non più di semplici tuniche di pelle, ma chiamato a rivestirsi di Dio stesso, della Sua Parola.

La Creazione, poi la Nuova Creazione.
Nascere. poi nascere di nuovo.

Non ci sarà un terzo tempo. Ci sarà il tempo del giudizio.
Ma quello è fuori dai nostri confini spazio temporali, è fuori dal tempo che conosciamo o crediamo di conoscere. Non ne sappiamo, e nessuno ne può sapere, nè il giorno, nè l’ora. Ma sappiamo che ci sarà.

Che il Signore ci trovi con gli occhi bene aperti, bene aperti sulla Sua Parola, rivolti verso l’alto, rivolti verso di Lui, rivolti verso il Cristo.

Non perdiamo tempo a guardare verso il basso, non ci perdiamo nelle meschinità umane, non facciamo come quel popolo dalla dura cervice che, dice il profeta, chiamato a guardare in alto, non sa sollevare lo sguardo (cfr. Osea 11:7)!

Non ci interessino le lusinghe del mondo, perchè non gli apparteniamo; non ci perdiamo nelle beghe del villaggio degli uomini vecchi, perchè siamo divenuti uomini nuovi, abbiamo ricevuto con lo Spirito il dono di una vista nuova.

Guardiamo in alto! E seguiamolo.

Amen. 

Non sarà dato alcun segno a questa generazione

Non sarà dato alcun segno a questa generazione

La Parola

11 Sopraggiunsero i farisei e cominciarono a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo per metterlo alla prova.

12 Ma egli, gemendo nel suo spirito, disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico che non sarà dato alcun segno a questa generazione».

13 Quindi lasciatili, salì di nuovo in barca e passò all’altra riva.

(Marco 8)

Non sarà dato alcun segno a questa generazione
Non sarà dato alcun segno a questa generazione

Il commento

Ma egli, gemendo nel suo spirito, disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico che non sarà dato alcun segno a questa generazione».

Egli lo dice gemendo nello Spirito, soffrendo per la durezza di cuore e l’incomprensione degli uomini. Quale altro segno se non sè stesso? Quale altro segno se non la Parola dell’Eterno? Quale altro segno se non i doni dello Spirito?

Quale altro segno vorremmo se Tutto è compiuto?

Commenta il padre della Chiesa, Ilario di Poitiers, nel De Trinitate (12, 52-53):

Padre Santo, Dio onnipotente… quando alzo verso il tuo cielo la debole luce dei miei occhi, posso forse dubitare che questo sia il tuo cielo? Quando contemplo la corsa delle stelle, il loro ritorno nel ciclo dell’anno, quando vedo le Pleiadi, l’Orsa Minore e la Stella del mattino e considero come ognuna brilla al posto che le è stato assegnato, capisco, o Dio, che sei lì, in questi astri che non capisco. Quando vedo «i potenti flutti del mare» (Sal 93,4), pur non afferrando l’origine di queste acque, nemmeno che cosa metta in movimento il loro flusso e riflusso regolare, credo tuttavia che ci sia una causa – certo impenetrabile per me – di queste realtà che ignoro, e anche lì percepisco la tua presenza.

Se rivolgo il mio spirito verso la terra che, per il dinamismo di forze nascoste, decompone tutti i semi che ha accolti nel suo seno, e lentamente li fa germogliare e li moltiplica, poi dà loro di crescere, non trovo in questo nulla che io possa capire con la mia intelligenza; ma questa ignoranza mi aiuta a discernere te, poiché, anche se non conosco la natura messa al mio servizio, tuttavia ti incontro per il fatto stesso che essa c’è, per mio uso.

Se mi rivolgo verso di me, l’esperienza mi dice che non conosco me stesso e ammiro te, tanto più che io sono per me uno sconosciuto. Infatti, anche se non posso capirli, faccio l’esperienza dei movimenti del mio spirito che giudica, delle sue operazioni, della sua vita e devo questa esperienza a te che mi hai fatto partecipare a questa natura sensibile che fa la mia gioia, anche se la sua origine è oltre le possibilità della mia intelligenza.

Non conosco me stesso, ma in me trovo te, e trovandoti, ti adoro.

Smettiamola di chiedere segni al Signore. Il Signore si è incarnato, si è fatto uomo, è morto e risorto per noi, e noi sappiamo che di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti, e il Suo Regno non avrà fine. Facciamo sì, fratelli e sorelle, che Egli non sia su una riva, e noi rimaniamo sull’altra.

Cerchiamo il Signore, mentre si fa trovare… Cerchiamo il Signore che è vicino… Operiamo per il Regno, che è qui, è in mezzo a noi.

E quando siamo nelle difficoltà preghiamolo come Ilario:

Signore, non conosco me stesso,
ma in me trovo te,
e trovandoti, ti adoro
.

Amen.

Comandamento di Dio e tradizione degli uomini (Marco 7:1-13)

Comandamento di Dio e tradizione degli uomini (Marco 7:1-13)

La Parola

1 Allora si riunirono intorno a lui i farisei e alcuni scribi venuti da Gerusalemme. 2 E, avendo visto che alcuni dei suoi discepoli mangiavano il cibo con le mani impure, cioè non lavate, li accusarono. 3 Infatti i farisei e tutti i Giudei non mangiano se non si sono prima lavate le mani con gran cura, attenendosi alla tradizione degli anziani; 4 e, quando tornano dalla piazza, non mangiano senza prima essersi purificati. Ci sono molte altre cose, che sono tenuti ad osservare per tradizione: lavatura di coppe, di brocche, di vasi di rame e di letti.

5 Poi i farisei e gli scribi gli domandarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli anziani, ma prendono il cibo senza lavarsi le mani?».

6 Ma egli, rispondendo, disse loro: «Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. 7 Ma invano mi rendono un culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.

8 Trascurando infatti il comandamento di Dio, vi attenete alla tradizione degli uomini: lavatura di brocche e di coppe; e fate molte altre cose simili».

9 Disse loro ancora: «Voi siete abili nell’annullare il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione. 10 Mosè infatti ha detto: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. 11 Ma voi dite: “Se un uomo dice a suo padre o a sua madre: Tutto quello con cui potrei assisterti è Corban cioè un’offerta a Dio”, 12 non gli lasciate più far nulla per suo padre o per sua madre, 13 annullando così la parola di Dio con la vostra tradizione, che voi avete tramandata. E fate molte altre cose simili».

(Marco 7)

Comandamento di Dio e tradizione degli uomini (Marco 7:1-13)
Comandamento di Dio e tradizione degli uomini (Marco 7:1-13)

Il commento

Una parola attualissima quella proposta, anche se oggi non ci si sofferma più su lavatura di coppe, di brocche, di vasi di rame e di letti, o sul lavarsi le mani prima o dopo il mangiare o il mettersi a tavola.

Si parla di quanto scritto nel versetto che ho scelto di mettere in evidenza nell’immagine, dell’abitudine umana di cercare un modo per aggirare o mettere da parte il comandamento di Dio per osservare delle tradizioni, degli usi, delle abitudini che sono di uomini.

Di esempi potrebbero farsene tanti.

Oggi si cerca sempre più spesso di mettere discutibilissime teorie derivate da interpretazioni di parte, spesso nemmeno suffragate da ricerche scientifiche degne di questo nome, a favore di quelle che sono le esigenze di un ‘mercato’ che ormai non si ferma più nemmeno davanti alla vita ed al suo significato.

Penso alle adozioni dove il diritto dei genitori adottanti, di qualsiasi genere siano, viene sempre prima del diritto del bambino a vivere una vita equilibrata, a crescere con un padre ed una madre, secondo natura.
Penso alle teorie del cosiddetto gender, dove l’essere maschio e femmina viene violentato da una ridicola ‘libertà di scelta’ che di vero non ha nulla.
Penso alla pedofilia spacciata per liberta del bambino di vivere la propria sessualità, mentre non è altro che essere schiavizzato da un adulto perverso e deviato.
Penso al sesso sterile e contronatura, dove si cerca solo un piacere sterile e chiuso in sè stesso.
Penso all’omicidio mascherato da eutanasia dei malati, dei deboli, degli anziani, nel nome dell’egoismo di una società che non ha tempo nè voglia, nè ritiene di avere risorse da dedicare loro.

Il tutto spacciato come tradizione nuova, progresso (verso il più completo declino!); il tutto in disprezzo del comandamento di Dio, del rispetto della vita e della creazione, della natura umana.

Valga per tutti coloro che ignorano il comandamento di Dio, l’osservazione chiara e limpida del Cristo.

«Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. 7 Ma invano mi rendono un culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.

Che l’Eterno ci perdoni!

Amen.

L’indemoniato, che siamo e sono molti

L’indemoniato, che siamo e sono molti

La Parola

1 Così giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gadareni.

2 E, come Gesù scese dalla barca, subito gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo, 3 il quale aveva la sua dimora fra i sepolcri, e nessuno riusciva a tenerlo legato neanche con catene. 4 Infatti più volte era stato legato con ceppi e con catene; ma egli aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi; e nessuno era riuscito a domarlo. 5 Continuamente, notte e giorno, fra i sepolcri e su per i monti, andava gridando e picchiandosi con pietre.

6 Ora, quando vide Gesù da lontano, egli accorse e gli si prostrò davanti, 7 e dando un gran grido, disse: «Che c’è fra me e te, Gesù Figlio del Dio altissimo? Io ti scongiuro, in nome di Dio, di non tormentarmi!». 8 Perché egli gli diceva: «Spirito immondo, esci da quest’uomo!». 9 Poi Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?». E quello rispose, dicendo: «Io mi chiamo Legione, perché siamo molti». 10 E lo supplicava con insistenza perché non li mandasse fuori da quella regione.

11 Or vi era là, sul pendio del monte, un grande branco di porci che pascolava. 12 Allora tutti i demoni lo pregarono, dicendo: «Mandaci nei porci, perché entriamo in essi». 13 E Gesù prontamente lo permise loro; allora gli spiriti immondi, usciti, entrarono nei porci e il branco si precipitò giù per il dirupo nel mare, erano circa duemila, e affogarono nel mare. 14 Allora quelli che custodivano i porci fuggirono e diffusero la notizia in città e per le campagne; e la gente venne a vedere ciò che era accaduto.

15 Giunti che furono da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. 16 E quelli che avevano visto l’accaduto, raccontarono loro ciò che era successo all’indemoniato e il fatto dei porci.

17 Allora essi cominciarono a pregarlo che se ne andasse dal loro territorio.

18 Mentre egli saliva sulla barca, colui che era stato indemoniato lo pregava di poter rimanere con lui; 19 ma Gesù non glielo permise; gli disse invece: «Va’ a casa tua dai tuoi e racconta loro quali grandi cose il Signore ti ha fatto e come ha avuto pietà di te». 20 Egli se ne andò e cominciò a predicare per la Decapoli tutto quanto Gesù gli aveva fatto; tutti restavano meravigliati.

(Marco 5)

L'indemoniato, che siamo e sono molti - Marco 5:19
L’indemoniato, che siamo e sono molti

Il commento

La prima parte del capitolo 5 dell’Evangelo secondo Marco, ci racconta la vicenda dell’indemoniato gadareno, che poi si rivela, nel corso della narrazione, infestato in realtà da molti demoni, da una “legione” di questi.

L’indemoniato vive tra i sepolcri; sembra vivo ma è come se fosse morto. Non è capace di relazionarsi con gli altri. È depresso, si percuote con le pietre, si fa del male da solo.

Pensiamoci, la nostra realtà è piena di questi indemoniati, persone che hanno posto il loro centro fuori di loro, chi nella sua aspirazione al successo lavorativo, chi nel disperato bisogno di apparire, chi per far apparire “normale” una vita che non lo è affatto.

Persone che, scriveva un esegeta, “confondono depressione con umiltà, poco consapevoli della propria concreta situazione, preferiscono farsi travolgere dai sensi di colpa piuttosto che guardare oggettivamente i propri pregi e difetti”.

Gesù inizia a scacciare il demone da quell’uomo, e quello si rivela per ciò che è, in realtà, più demoni, tanti demoni, una legione di demoni. Al Cristo interessa salvare l’uomo, quindi consente ai demoni di invadere un branco di porci che era nei paraggi e questo finisce affogato nel mare.

Messaggi chiari, come sempre dalla Parola di Dio.

La salvezza dell’uomo è il primo interesse di Dio. I beni della creazione, di cui l’uomo in Genesi venne nominato amministratore, vengono dopo. L’anima di un uomo vale più della vita di duemila maiali.

Non tutti lo capiscono, non lo capiscono quelli che pregano Gesù di andarsene, perchè ha toccato le loro comodità, quelli che credono i loro beni, il loro quieto vivere, quelli che grufolano come maiali nei mille trogoli di questo mondo, anzichè lottare per la propria purificazione. 

L’uomo per liberarsi dai suoi demoni deve liberarsi dagli attaccamenti per le cose e le realtà di questo mondo. Deve ricentrare la sua vita in Cristo, in Dio.

E, fatto questo, non crogiolarsi sugli allori, ma andare a sua volta a predicare, ad annunciare il Vangelo della salvezza ai propri fratelli e sorelle.

Accresci la nostra fede, Signore Gesù.

Amen, amen.

Questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto

Questi sono i segni 

Questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto…

15 Poi disse loro: «Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo a ogni creatura; 16 chi ha creduto ed è stato battezzato, sarà salvato; ma chi non ha creduto, sarà condannato.

17 E questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno nuove lingue; 18 prenderanno in mano dei serpenti, anche se berranno qualcosa di mortifero, non farà loro alcun male; imporranno le mani agli infermi, e questi guariranno». 19 Il Signore Gesù dunque, dopo aver loro parlato, fu portato in cielo e si assise alla destra di Dio. 20 Essi poi se ne andarono a predicare dappertutto, mentre il Signore operava con loro e confermava la parola con i segni che l’accompagnavano. Amen.

(Marco 16)

Questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto
Questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto

Questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto

Da sempre l’uomo cerca segni. Ma quali sono i segni che devono interessarci? Ci dice Gesù che i segni che dobbiamo cercare di riconoscere sono quelli che accompagnano la professione della vera fede.

…nel mio nome scacceranno i demoni…

Il segno del Battesimo, il segno di accogliere nuovi credenti nella comunità, predicando e vivendo un continuo richiamo alla conversione.

Parlare con franchezza con le parole del Vangelo, annunciare senza paura e senza timore il Vangelo: questo è cacciare i demoni. Che la Parola di Dio odiano sopra ogni altra cosa. Perchè li ha relegati per sempre negli inferi, laddove è destinato a finire, secondo la Sua volontà, anche chi questa Parola si ostina a rifiutare.

parleranno nuove lingue…

Chi parla nel Nome del Signore, non parla con la le lingue biforcute del mondo. Non annuncia false salvezze, non predica false sapienze, ma neppure le asseconda o dà loro inconsistenti patenti di legittimità.

Le chiese ed i falsi pastori che fanno di queste cose saranno punite assai più severamente di chi semplicemente non ha avuto da Dio il dono della fede. Chi ha conosciuto la Parola di Dio, chi ha appreso dall’Eterno il modo umanamente corretto di professare la vera fede, e non lo fa, e si disegna una fede a sua immagine e somiglianza, e crede di poter adattare la Parola di Dio alle sue mancanze ed ai suoi vizi, questo sarebbe meglio non fosse nato, come dice Gesù. Perchè scandalizza i piccoli, e li allontana dalla Verità.

…prenderanno in mano dei serpenti, anche se berranno qualcosa di mortifero, non farà loro alcun male…

Cosa significa mettere in fuga dei serpenti? Chi è solito camminare nei boschi o in montagna lo sa bene. Occorre anitutto evitarli i serpenti. Tastando il terreno, facendo rumore, equipaggiando in maniera adatta  i punti più vulnerabili del proprio corpo.

Traducendo per l’uomo di fede, costui dovrà vagliare ocn attenzione ogni cosa, tastare se questo o quel comportamento è o non è secondo la Parola, l’unico vero antidoto ai veleni di questo mondo. Farà rumore, costui, pregando e recitando inni, salmi e cantici spirituali, come raccomanda la Scrittura. Perchè è sempre meglio ricorrere alla divina Sapienza, lasciare che lo Spirito parli per noi, che mettere in atto comportamenti pericolosi e discorsi magniloquenti che poco dicono e poco convertono il proprio cuore.

Se il cuore è pieno di Parola di Dio, nessun veleno potrà farci danno; ed anche se qualcuno ce lo propinerà, o proverà a farlo, troveremo in noi gli anticorpi adatti a combatterlo con efficacia.

…imporranno le mani agli infermi, e questi guariranno».

La Parola di Dio, dice una bellissima immagine della Lettera agli Ebrei, è come una spada a doppio taglia. Che con il primo taglia, ferisce fino al midollo le tue ossa e la tua anima. Che mette al nudo il tuo peccato.

Ma con il secondo ti risana, ti guarisce dal peccato di questo mondo. Perchè come diceva il Crito noi viviamo in questo mondo, ma non ne facciamo parte! Siamo, dobbiamo essere come la sua anima.

Nel mondo ma non del mondo

Non cerchiamo la carità, pelosa!, di questo mondo, ma la carità di Dio, il Suo Amore e non i nostri amori, viziati dal peccato, dall’amore in realtà per noi stessi e per le nostre debolezze.

Non cerchiamo la pace, fasulla!, di questo mondo, pensata da coloro che di questo mondo sono “principi” ma che in realtà lo asservono ai loro scopi di potere, perchè sono loro perp rimi asserviti al maligno; cerchiamo piuttosto la pace che risulta al cuore dalla coscienza di aver fatto con tutte le proprie forze e le proprie capacità, la volontà di Dio. Anche se questo ci comporta rifiuto, persecuzione, martirio fino alla donazione della vita.

Non cerchiamo le speranze, illusorie!, riposte nelle ideologie, negli scientificismi, nelle sapienze fasulle, ma cerchiamo la speranza vera, la speranza che non delude i cuori, la sola speranza che non tradisce.

Solo in Te è tranquilla l’anima mia…

Ti cerco dall’aurora… 

O DIO, tu sei il mio DIO, io ti cerco al mattino; l’anima mia è assetata di te; a te anela la mia carne in terra arida e riarsa, senz’acqua.

2 Così ti ho ammirato nel santuario, contemplando la tua forza e la tua gloria. 3 Poiché la tua benignità vale più della vita, le mie labbra ti loderanno.

4 Così ti benedirò finché io vivo e nel tuo nome alzerò le mie mani. 5 L’anima mia sarà saziata come di midollo e di grasso, e la mia bocca ti loderà con labbra giubilanti.

6 Mi ricordo di te sul mio letto, penso a te nelle veglie della notte.

7 Poiché tu sei stato il mio aiuto, io canto di gioia all’ombra delle tue ali.

8 L’anima mia si tiene stretta a te; la tua destra mi sostiene.

9 Ma quelli che cercano la mia vita per distruggerla, scenderanno nelle parti più basse della terra. 10 Essi saranno dati in potere della spada e diverranno preda degli sciacalli.

11 Ma il re si rallegrerà in DIO; chiunque giura per lui si glorierà, perché la bocca dei bugiardi verrà costretta al silenzio.

(Salmi 63)

Riconoscere la sovranità di Dio è la mia e la nostra salvezza

1 Era allora malato un certo Lazzaro di Betania, il villaggio di Maria e di Marta, sua sorella. 2 Or Maria era quella che unse di olio profumato il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; e suo fratello Lazzaro era malato.

3 Le sorelle dunque mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». 4 E Gesù, udito ciò, disse: «Questa malattia non è a morte, ma per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio sia glorificato».

5 Or Gesù amava Marta, sua sorella e Lazzaro. 6 Come dunque ebbe inteso che Lazzaro era malato, si trattenne ancora due giorni nel luogo dove egli era. 7 Poi disse ai suoi discepoli: «Torniamo di nuovo in Giudea».

8 I discepoli gli dissero: «Maestro, i Giudei poco fa cercavano di lapidarti e tu vai di nuovo là?». 9 Gesù rispose: «Non vi sono forse dodici ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo, 10 ma se uno cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».

11 Dopo aver detto queste cose, soggiunse: «Il nostro amico Lazzaro si è addormentato, ma io vado a svegliarlo». 12 Allora i suoi discepoli dissero: «Signore, se dorme si riprenderà». 13 Or Gesù aveva parlato della sua morte, essi invece pensavano che avesse parlato del riposo del sonno. 14 Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto. 15 Ed io mi rallegro per voi di non essere stato là, affinché crediate; ma andiamo da lui». 16 Allora Tommaso, detto Didimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui».

17 Arrivato dunque Gesù, trovò che Lazzaro era già da quattro giorni nel sepolcro. 18 Or Betania distava da Gerusalemme circa quindici stadi. 19 E molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle del loro fratello. 20 Marta dunque, come udì che Gesù veniva, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.

21 Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto, 22 ma anche adesso so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà». 23 Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». 24 Marta gli disse: «Lo so che risusciterà nella risurrezione all’ultimo giorno». 25 Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, anche se dovesse morire, vivrà. 26 E chiunque vive e crede in me, non morrà mai in eterno. Credi tu questo?». 27 Ella gli disse: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, che doveva venire nel mondo». 28 E, detto questo, andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: «Il Maestro è qui e ti chiama». 29 Appena udito ciò, ella si alzò in fretta e venne da lui.

30 Or Gesù non era ancora giunto nel villaggio, ma si trovava nel luogo dove Marta lo aveva incontrato. 31 Perciò i Giudei che erano in casa con lei per consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, dicendo: «Ella se ne va al sepolcro per piangere là».

32 Appena Maria giunse al luogo in cui si trovava Gesù, e lo vide, si gettò ai suoi piedi, dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto». 33 Gesù allora, come vide che lei e i Giudei che erano venuti con lei piangevano, fremé nello spirito e si turbò, 34 e disse: «Dove l’avete posto?». Essi gli dissero: «Signore, vieni e vedi». 35 Gesù pianse.

36 Dissero allora i Giudei: «Vedi come l’amava!». 37 Ma alcuni di loro dissero: «Non poteva costui che aprì gli occhi al cieco, far sì che questi non morisse?». 38 Perciò Gesù, fremendo di nuovo in se stesso, venne al sepolcro; or questo era una grotta davanti alla quale era stata posta una pietra. 39 Gesù disse: «Togliete via la pietra!». Marta, la sorella del morto, gli disse: «Signore, egli puzza già, poiché è morto da quattro giorni». 40 Gesù le disse: «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?». 41 Essi dunque tolsero la pietra dal luogo dove giaceva il morto.

Gesù allora, alzati in alto gli occhi, disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai esaudito. 42 Io sapevo bene che tu mi esaudisci sempre, ma ho detto ciò per la folla che sta attorno, affinché credano che tu mi hai mandato». 43 E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!».

44 Allora il morto uscì, con le mani e i piedi legati con fasce e con la faccia avvolta in un asciugatoio. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare». 45 Allora molti dei Giudei, che erano venuti da Maria e avevano visto tutto quello che Gesù aveva fatto, credettero in lui.

(Giovanni 11,1-45)

Lazzaro, vieni fuori! (Giovanni 11,43) - Riconoscere la sovranità assoluta di Dio è la sola nostra salvezza
Lazzaro, vieni fuori! (Giovanni 11,43) – Riconoscere la sovranità assoluta di Dio è la sola nostra salvezza

Giovanni Damasceno (ca 675-749),
monaco, teologo, dottore della Chiesa
Triodo del Mattutino del Sabato di Lazzaro,
Odi 6-9

«Gesù scoppiò in pianto.
Dissero allora i giudei: Vedi come lo amava»

Essendo tu Dio vero, conoscevi, Signore, il sonno di Lazzaro e l’hai predetto ai tuoi discepoli…
Essendo nella carne, pur essendo senza limiti, vieni a Betania.
Vero uomo, piangi su Lazzaro;
Vero Dio, risusciti con la tua sola volontà, questo morto di quattro giorni.

Abbi pietà di me, Signore; tante sono le mie trasgressioni.
Sollevami dall’abisso dei mali, ti supplico.
Verso di te ho gridato, ascoltami, Dio della mia salvezza.

Piangendo sul tuo amico, nella tua compassione hai messo fine alle lacrime di Marta, e con la tua Passione volontaria, hai asciugato le lacrime su ogni volto del tuo popolo (Is 25, 8).
« Benedetto il Signore, Dio dei padri nostri » (Esd 7,27).
Custode della vita, hai chiamato un morto come se stesse dormendo. Con una parola, hai strappato il ventre degli inferi e hai risuscitato colui che si mise a cantare:
« Benedetto il Signore, Dio dei padri nostri ».

Rialza anche me, che sono strangolato dai legami dei miei peccati, affinché possa cantare: « Benedetto il Signore, Dio dei padri nostri »…

Come segno di riconoscenza, Maria ti porta, Signore, un vaso di mirra, come fosse dovuto per suo fratello (Gv 12,3), e lei ti canta nei secoli.
In quanto mortale, invochi il Padre; in quanto Dio, svegli Lazzaro.
Per questo ti cantiamo, o Cristo, nei secoli dei secoli…
Svegli Lazzaro, un morto di quattro giorni; lo fai risorgere dal sepolcro, designandolo così testimone veritiero della tua risurrezione il terzo giorno.
Cammini, piangi, parli, mio Salvatore, mostrando la tua natura umana; ma svegliando Lazzaro, riveli la tua natura divina.

In modo indicibile, Signore, mio Salvatore, secondo le tue due nature, sovranamente, hai compiuto la mia salvezza.