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Io sono tuo, salvami.

Il testo

LAMED
89 Per sempre, o Eterno, la tua parola è stabile nei cieli. 90 La tua fedeltà dura d’età in età; tu hai stabilito la terra ed essa sussiste. 91 Il cielo e la terra sussistono fino al giorno d’oggi, perché ogni cosa è al tuo servizio. 92 Se la tua legge non fosse stata il mio diletto, sarei già perito nella mia afflizione. 93 Non dimenticherò mai i tuoi comandamenti, perché per mezzo di essi tu mi hai dato la vita. 94 Io sono tuo; salvami, perché ho ricercato i tuoi comandamenti. 95 Gli empi mi insidiano per farmi perire, ma io riguarderò ai tuoi precetti. 96 Ho visto il limite di ogni cosa perfetta, ma il tuo comandamento non ha alcun limite.

Salmi 119:94 salvami

Il commento

Prego molto spesso con il numero 119 del libro dei Salmi. Tra i Salmi quello che trasuda amore, devozione, passione per la Parola di Dio.

In particolare con questa strofa, etichettata con il nome della lettera ebraica Lamed. La lettera che è in mezzo all’alfabeto, la lettera che è al centro della vita. La lettera che indica che un cuore (lev) è veramente sincero solo quando obbedisce alla Parola di Dio e non (ibal) fa quanto questa vieta di fare.

La lettera LAMED rappresenta l’insegnamento e l’intenzione.
La LAMED è una lettera grandiosa che si innalza sopra le altre dalla sua posizione in mezzo all’alfabeto. Per questo essa rappresenta il Re dei Re.

Da un lato della LAMED siede la KAF, che allude al KISSE’ HAKAVOD (il trono glorioso di Dio), dall’altro lato si trova invece la MEM, che allude all’attributo MALCHUT (regno di Dio). Queste tre lettere insieme formano la parola : MELECH (Re) (Otiot Rabbi Akiva).

Il nome LAMED, deriva da LAMAD, che significa sia insegnare che imparare. L’uomo ha il dovere di insegnare la Legge e la Volontà di Dio, ma non può farlo sino a quando non ha acquisito conoscenza. Per questo la l è la più alta lettera dell’alfabeto, suggerendo che il vero talento dell’uomo sta nella sua capacità di imparare ed insegnare.

La lettera LAMED indica direzione, moto a luogo, scopo. Il Talmud dice: uno che saluta un amico non dovrebbe dirgli “LECH BESHALOM” (vai in pace)”, ma “LECH LESHALOM” (vai verso la pace). Una persona di successo va avanti in direzione dei suoi scopi e delle sue intenzioni. (Berachot 64a).

La Torah inizia con la lettera BET e finisce con la lettera LAMED. Si può leggere LEV (cuore) o lBAL (non). Dio ha detto ad Israele: “Figlio mio, se sei guidato da questi due termini – cuore, che rappresenta la sincerità, e non, che rappresenta la coscienza di ciò che si deve evitare, allora hai ubbidito a tutta la Torah” (Otiot Rabbi Akiva).

(da “Alfabeto: prima l’alfabeto” di Gabriele Levy, Comunità ebraica di Casale Monferrato, 1996)

Si dice (l’episodio è ripreso nel film “Luther“) che, quando Lutero entrò in una delle sue crisi, chiedendo al direttore spirituale di indicargli un Dio che potesse amare, questo gli rispondesse di guardare al Cristo, al Crocifisso e di ripetere prostrato di fronte a questo, in forma di preghiera litanica, l’inizio del versetto 94:

Io sono tuo, salvami. Io sono tuo, salvami.”.

Che questa sia la nostra preghiera di tutta la vita. Che la nostra vita sia un continuo affidarci a Cristo ed a Lui solo. Che la nostra vita sia una continua adorazione, in parole, opere, fatti e senza omissione, dei suoi comandamenti e dei suoi precetti.

Amen.

Salati con il fuoco!

Il testo

Chiunque scandalizzerà uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse legata intorno al collo una pietra da mulino e che fosse gettato in mare.

43 Ora, se la tua mano ti è occasione di peccato, tagliala; è meglio per te entrare monco nella vita, che avere due mani e andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile, 44 dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne.

45 E se il tuo piede ti è occasione di peccato, taglialo; è meglio per te entrare zoppo nella vita, che avere due piedi ed essere gettato nella Geenna, nel fuoco inestinguibile, 46 dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne.

47 E se l’occhio tuo ti è occasione di peccato, cavalo; è meglio per te entrare con un occhio solo nella vita, che averne due ed essere gettato nella Geenna del fuoco, 48 dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne.

49 Poiché ognuno deve essere salato col fuoco, e ogni sacrificio deve essere salato col sale. 50 Il sale è buono, ma se il sale diviene insipido, con che cosa gli darete sapore?

Abbiate del sale in voi stessi e state in pace gli uni con gli altri.

(Marco 9)

Marco 9:49 salati con il fuoco sale

Il commento

Ognuno deve essere salato col fuoco, e ogni sacrificio deve essere salato col sale.

La Parola di Dio è il sale della vita.
La Parola di Dio cambia il sapore della vita. Completamente.
Il sale della Parola di Dio si trasforma in un fuoco che ti divora da dentro, che ti spinge ad esaminarti, a cambiare, a convertirti di continuo.
Il sale della Parola di Dio ti fa pensare che è meglio metterti una pietra al collo, tagliarti una mano od un braccio, cavarti un occhio piuttosto che rimanere così come sei, e rischiare di perdere tutto per l’eternità.
Perchè è l’eternità quella che conta, solo l’eternità che siamo chiamati a trascorrere quando saremo di nuovo riuniti con Dio.

Certo, all’eternità ci arriviamo tramite il contingente, tramite i giorni di questa vita terrena, tramite il provvisorio di questo mondo. Ma è lì che puntiamo, all’eternità da trascorrere nella pace, nella gioia, senza lacrime, assieme al Nostro Signore. E allora sentiamo vere le parole di Gesù nel Vangelo. Che ti serve avere tutto, avere ogni cosa in questo mondo, se poi perdi la tua anima?

È lì che puntiamo… a salvarci l’anima tramite l’obbedienza piena alla Parola di Dio… o no?

Esaminiamoci. Se la Parola di Dio che ascoltiamo oggi, è sempre quella, se la ascoltiamo o peggio la annunciamo con distrazione, se la condiamo con i soliti discorsi, se cerchiamo le solite scuse per pararci dalle nostre mancanze, o nemmeno la ascoltiamo, nemmeno sentiamo in noi il desiderio di condividerla, se ripetiamo dal pulpito o dall’ambone sempre le stesse cose, se invece del fuoco la nostra anima prova solo un rassicurante tepore, se il sapore della nostra vita è quello di chi cucina senza sale, senza spezie, tutto uguale…

Beh, forse, allora, stiamo sbagliando qualcosa. Forse è meglio che iniziamo a cercare una cesoia. Forse è tempo di potare qualcosa via dalla nostra esistenza. Perchè siamo sciapi.

Gli sciapi, i tiepidi, quelli che si credono già purificati, corrono grande rischio. Potiamo via qualcosa, perchè la nostra fede ricresca, si rinvigorisca. Compriamo delle spezie, del sale, ascoltando la Parola di Dio. Perchè Egli è qui. E bussa alla nostra porta.

14 «E all’angelo della chiesa in Laodicea scrivi:

queste cose dice l’Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della creazione di Dio.
15 Io conosco le tue opere, che tu non sei né freddo né caldo. Oh, fossi tu freddo o caldo! 16 Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né caldo, io sto per vomitarti dalla mia bocca.
17 Poiché tu dici: “Io sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di nulla”; e non sai invece di essere disgraziato, miserabile, povero, cieco e nudo.
18 Ti consiglio di comperare da me dell’oro affinato col fuoco per arricchirti, e delle vesti bianche per coprirti e non far apparire così la vergogna della tua nudità, e di ungerti gli occhi con del collirio, affinché tu veda.
19 Io riprendo e castigo tutti quelli che amo; abbi dunque zelo e ravvediti.

20 Ecco, io sto alla porta e busso; se qualcuno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui, e cenerò con lui ed egli con me.
21 A chi vince concederò di sedere con me sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi sono posto a sedere col Padre mio sul suo trono.

22 Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese».

(Apocalisse 3:14-22)

Chi ha orecchi,

ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese.

 

Chi non è contro di noi è per noi. Amen.

Il testo

38 Allora Giovanni, prendendo la parola, gli disse: «Maestro, noi abbiamo visto un tale che non ci segue scacciare demoni nel tuo nome e glielo abbiamo proibito, perché non ci segue». 39 Ma Gesù disse: «Non glielo proibite, perché nessuno può fare un’opera potente nel nome mio, e subito dopo dire male di me. 40 Poiché chi non è contro di noi, è per noi. 41 Chiunque infatti vi dà da bere un bicchiere d’acqua nel nome mio, perché siete di Cristo, io vi dico in verità che non perderà affatto la sua ricompensa».

(Marco 9)

Marco 9:39-40 contro di noi per noi

Il commento

Discutevano su chi fosse il più grande. E Giovanni, quasi rispondendo a Gesù, cita il caso di un uomo che scaccia demoni nel Suo Nome, anche se formalmente non fa parte del loro gruppo di persone alla sequela del Cristo.

Gesù di nuovo risponde con la massima chiarezza. Non glielo proibite, dice, perchè non sta a voi il giudizio ultimo sulle opere di chiunque. Il giudizio ultimo è del Signore ed è soltanto Suo.

Se un uomo opera qualcosa di grande e potente nel Suo Nome, e questo qualcosa è buono, non si metterà certo subito dopo a parlare male di Lui.

E ciò che di intrinsecamente buono c’è nell’opera, se è secondo la volontà di Dio, Dio farà in modo che rimanga. Altrimenti ne potrebbe anche far sparire la memoria.

Insomma, Gesù riafferma l’assoluta signoria di Dio su tutta la Creazione e su tutto quanto, più o meno prodigioso, avviene in essa.
E riafferma per l’ennesima volta che non sta a noi emettere giudizi o dare “patenti di legittimità” ma sta a Dio ed alla Sua Parola.

Noi siamo chiamati a riconoscere che Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo è Signore. Che la Parola è Via, Verità e Vita. E ad operare in obbedienza assoluta a questo.

Amen.

L’uomo è il vero bambino

Il testo

30 Poi, partiti di là, attraversarono la Galilea; e Gesù non voleva che si sapesse. 31 Infatti egli istruiva i suoi discepoli, dicendo loro: «Il Figlio dell’uomo sta per essere dato nelle mani degli uomini ed essi l’uccideranno; ma tre giorni dopo essere stato ucciso, risusciterà». 32 Ma essi non capivano le sue parole e temevano d’interrogarlo.

33 Giunsero a Capernaum; quando fu in casa, domandò loro: «Di che discorrevate per strada?» 34 Essi tacevano, perché per via avevano discusso tra di loro chi fosse il più grande. 35 Allora, sedutosi, chiamò i dodici e disse loro: «Se qualcuno vuol essere il primo, sarà l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».

36 E preso un bambino, lo mise in mezzo a loro; poi lo prese in braccio e disse loro: 37 «Chiunque riceve uno di questi bambini nel nome mio, riceve me; e chiunque riceve me, non riceve me, ma colui che mi ha mandato».

(Marco 9)

Marco 9:35 primo ultimo servitore bambino

Il commento di Ireneo di Lione (ca130-ca 208; vescovo, teologo e martire; Contro le eresie, IV, 38, 1-2)

« Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me »

Dio non avrebbe forse potuto creare, fin dal principio, l’uomo perfetto?

A Dio, che da sempre è simile a se stesso ed è non creato, nulla è impossibile.

Al contrario, gli esseri creati, che esistono dopo di lui, sono necessariamente inferiori a colui che li ha fatti…

Essendo creati, non sono quindi perfetti; essendo appena nati, sono perciò bambini, e, come bambini, non sono soliti né esercitati alla condotta perfetta…

Dio dunque poteva dare fin dal principio la perfezione all’uomo; ma l’uomo era incapace di riceverla, perché non era altro che un bambino.

Perciò, negli ultimi tempi, quando il nostro Signore ha ricapitolato in sé tutte le cose (Ef 1,10), è venuto a noi, non secondo la sua potenza, ma in modo che potessimo vederlo.

Avrebbe potuto, infatti, venire a noi nella sua inesprimibile gloria, ma noi non saremmo stati ancora capaci di accogliere la grandezza della sua gloria…

Il Verbo di Dio, mentre era perfetto, si è fatto bambino con l’uomo, non per se stesso, bensì a causa dello stato di infanzia nel quale si trovava l’uomo.

Il trono santo dell’Eterno

1 L’Eterno regna; egli si è rivestito di maestà;
l’Eterno si è ammantato, si è cinto di forza.
Sì, il mondo è stabile, non sarà mai smosso.

2 Il tuo trono è saldo da sempre; tu sei da sempre.

3 I fiumi hanno elevato, o Eterno, i fiumi hanno elevato la loro voce;
i fiumi hanno elevato le loro onde fragorose;
4 ma l’Eterno nei luoghi altissimi è più potente delle voci delle grandi acque, più potente dei flutti del mare.

5 I tuoi statuti sono oltremodo stabili.
La santità si addice alla tua casa, o Eterno, per sempre.

(Salmi 93)

Salmi 93:5b - santi santo santità

Inizia con questo lunedì la settima settimana del tempo ordinario.
Il mercoledì della settimana che verrà, 1 marzo, è il mercoledì delle Ceneri, che dà inizio al tempo di Quaresima o di Passione (i due modi con cui lo si denomina nelle chiese cristiane).
Un tempo che invita alla conversione, invita alla penitenza, invita al cambiamento completo della vita, attraverso anche la proposta di gesti concerti, tangibili: l’elemosina, la preghiera, il digiuno.

Iniziamo perciò questa settimana con la preghiera di un salmo, di un salmo che ci rimanda, come tutta la Sacra Scrittura di cui è parte, al modello unico del cristiano, al Santo, Benedetto Egll Sia.

Ieri la liturgia della Parola era chiarissima, e mostrava nel modo più chiaro ed evidente possibile la sua unità intrinseca, attraverso l’unità dei testamenti, antico e nuovo.

Antico Testamento, Levitico 19:2
Siate santi, perché io, l’Eterno, il vostro DIO, sono santo.

Nuovo Testamento, Vangelo secondo Matteo 5:48
Siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro, che è nei cieli.

Nuovo Testamento, 1 Corinti 3,17
Il tempio di Dio, che siete voi, è santo.

Nuovo Testamento, 1 Corinti 3,23
Voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.

Siate santi, siate perfetti, siate di Cristo, siate Tempio di Dio.

È perciò il modo migliore di cominciare questa settima settimana la preghiera al Signore, con il salmo 93, per la nostra santificazione, riconoscendo la Sua Santità incomparabile, da riconoscere in ogni luogo ed avvenimento del mondo che ci circonda, dai monti che tremano al fondo del mare, dal rumore dei fiumi che ingrossano, al tumulto dei cieli.

Perchè il mondo degli uomini è così, tremebondo ed instabile, come le nostre anime. Ma i Suoi statuti sono saldi ed immutabili, e così possiamo essere noi se, davvero, ci convertiamo veramente ad essi, se riusciamo a passare, con la preghiera, il confronto quotidiano con la Parola di Dio, dalla settima settimana del tempo umano, all’ottavo giorno ineffabile di Dio, al giorno primo ed ultimo, giorno glorioso e splendido, del trionfo di Cristo, giorno della nostra Pasqua.

Ma occorre accettare la nostra Passione dietro alla Sua, occorre superare le nostre tentazioni, come Egli fece, occorre lasciarsi trasfigurare da Dio, per essere santi, come Egli è Santo.

22 “Se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci”.
23 “Se tu puoi credere, ogni cosa è possibile a chi crede”.
24 “Io credo Signore, sovvieni alla mia incredulità”.

(cfr. Marco 9)

“Io credo Signore, sovvieni alla mia incredulità”.

Amen.

Marco 9:24 credo Signore incredulità poca fede

Voi siete di Cristo e Cristo è di Dio

Il testo

1 Or io, fratelli, non ho potuto parlare a voi come a uomini spirituali, ma vi ho parlato come a dei carnali, come a bambini in Cristo.

2 Vi ho dato da bere del latte, e non vi ho dato del cibo solido, perché non eravate in grado di assimilarlo, anzi non lo siete neppure ora, perché siete ancora carnali. 3 Infatti, poiché fra voi vi è invidia, dispute e divisioni, non siete voi carnali e non camminate secondo l’uomo?

4 Quando uno dice: «Io sono di Paolo», e un altro: «Io sono di Apollo», non siete voi carnali? 5 Chi è dunque Paolo e chi è Apollo, se non ministri per mezzo dei quali voi avete creduto, e ciò secondo che il Signore ha dato a ciascuno? 6 Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere. 7 Ora né chi pianta né chi annaffia è cosa alcuna, ma è Dio che fa crescere. 8 Così colui che pianta e colui che annaffia sono una medesima cosa, ma ciascuno riceverà il proprio premio secondo la sua fatica.

9 Noi siamo infatti collaboratori di Dio; voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio. 10 Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come savio architetto io ho posto il fondamento, ed altri vi costruisce sopra; ora ciascuno stia attento come vi costruisce sopra, 11 perché nessuno può porre altro fondamento diverso da quello che è stato posto, cioè Gesù Cristo. 12 Ora, se uno costruisce sopra questo fondamento con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, stoppia, 13 l’opera di ciascuno sarà manifestata, perché il giorno la paleserà; poiché sarà manifestata mediante il fuoco, e il fuoco proverà quale sia l’opera di ciascuno. 14 Se l’opera che uno ha edificato sul fondamento resiste, egli ne riceverà una ricompensa, 15 ma se la sua opera è arsa, egli ne subirà la perdita, nondimeno sarà salvato, ma come attraverso il fuoco.

16 Non sapete voi che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? 17 Se alcuno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui, perché il tempio di Dio, che siete voi, è santo.

18 Nessuno inganni se stesso; se qualcuno fra voi pensa di essere savio in questa età, diventi stolto affinché possa diventare savio. 19 Infatti la sapienza di questo mondo è follia presso Dio, poiché sta scritto: «Egli è colui che prende i savi nella loro astuzia»; 20 e altrove: «Il Signore conosce i pensieri dei savi e sa che sono vani».

21 Perciò nessuno si glori negli uomini, perché ogni cosa è vostra: 22 Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, le cose presenti e le cose future; tutte le cose sono vostre.

23 E voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.

(1 Corinti 3)

1 Corinti 3:23 Voi siete di Cristo e Cristo è di Dio

Il commento

Nel corso di questa settimana avrei dovuto avere una occasione di dialogo con dei giovani sul tema della comunità cristiana e delle sue divisioni, tra cattolici, riformati, ortodossi… tra quelli che sono di Paolo, di Cefa, di Apollo…

Non c’è stato modo purtroppo, vedremo la prossima, ma quindi il tema di questo capitolo 3 della lettera ai Corinti, che oggi viene proposto nel culto domenicale, è stato molto presente nella mia preghiera, ed ho cercato di essere docile al suo ascolto.

Docile, si. Aggettivo desueto, direbbe alcuno, ma forse questo aggettivo desueto esprime l’unico atteggiamento giusto che si possa avere nei riguardi della Parola di Dio.

Docile, mansueto, occorre essere di fronte alla Parola che incessantemente ti provoca, ti interroga, ti sferza, a volte ti ferisce come spada a doppio taglio (la bellissima immagine di Ebrei, la spada che ferisce a morte ed assieme ti dà modo di risorgere dalla stessa).

Tra poco mi recherò al culto domenicale, e voglio portare con me questa immagine. Perchè nella mia più profonda realtà, anche quando faccio apparentemente la professione di fede più roboante, con le parole tutte al posto giusto, dentro di me, in fondo, so che c’è quell’uomo carnale di cui si parla in questa lettura. Quello la cui carne, nel suo peccato, cerca una via di fuga, una scusa, un modo di scampare a quel fuoco che mi arde dentro, e che so, però, che non mi risparmierà, e a quello spada tagliente, che so che mi ferirà a morte. E non è bello per il nostro, per il mio corpo mortale, saperlo, che sarò ferito a morte, che parte di me sarà arsa, bruciata, che tanti castelli costruiti con la carta e con la paglia sulle mie professioni di fede, il Signore li farà svanire in un battibaleno abbacinandomi con la Sua Verità.

Ma è bello, è bellissimo però sapere, ed è quello che mi dà la più grande consolazione, che nella mia miseria, Dio mi ha scelto per essere il Suo Tempio, perchè almeno ci provi, a mostrargli che ne sono capace, che mi sforzo per Lui, per testimoniare Lui, la Sua Parola di Verità, la Sua Parola che è Via, Verità e Vita.

Perchè, sia questa la professione di fede di oggi, semplice, forte, lineare, tutta di Parola:

Io sono di Cristo, e Cristo è di Dio.

Grazie Signore.

Avvenga di me secondo la Tua Parola.

Amen.

La vergogna di Lui sia la nostra vergogna

Il testo

34 Poi chiamata a sé la folla con i suoi discepoli, disse loro:

«Chiunque vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua, 35 perché chiunque vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per amor mio e dell’evangelo, la salverà.

36 Che gioverà infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde l’anima sua? 37 O che cosa potrebbe dare l’uomo in cambio dell’anima sua?

38 Perché chi si vergognerà di me e delle mie parole, in mezzo a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo, con i santi angeli».

Marco 8:38 Vergogna

Il commento

Ho scelto volutamente, oggi, di evidenziare come parola chiave del testo del Vangelo secondo Marco che ci viene proposto per la preghiera quotidiana, la parola “vergogna” e il versetto 38 di questo famosissimo brano.

Di solito viene evidenziata la parola “croce”, e giustamente direi vista la centralità della Croce del Signore per la nostra salvezza e per la storia complessiva dell’umanità.

Ma io vedo in giro tanta, troppa vergogna. Vergogna di dirsi cristiani, come se questo fosse un qualcosa di demodè, di scontato di non à la page!

Come se cristiano fosse sinonimo di arretrato, conservatore, più o meno bigotto, di uomo o donna che non si sanno divertire o rifuggono dai piaceri della vita.

Guai poi se aggiungi a “cristiano” la qualifica di biblico!

Allora sei anche qualcuno che affida la propria vita a fandonie e racconti di vario genere (alcuni per carità anche belli, poetici, sensibili, romantici…) scritti quattro o cinquemila anni fa.

E pazienza se abbiamo più manoscritti della Bibbia che della Divina Commedia, e se i testi neotestamentari sono infinitamente più recenti di quello che si legge, ed i più studiati ed esaminati, (concordi al 95% oltretutto) della storia dell’umanità!…

La vergogna, fratelli e sorelle, nei riguardi dell’essere cristiani, fedeli alla Parola di Dio, sine glossa, senza aggiunte od omissioni per dirla alla Francesco di Assisi, è un sentimento che non ha diritto di cittadinanza!

Rileggetevi il primo capitolo della lettera ai Romani, e sottoscrivetelo, ma soprattutto vivete come dice l’apostolo Paolo.

Io infatti non mi vergogno del vangelo, poiché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco. È in esso che si rivela la giustizia di Dio di fede in fede, come sta scritto: Il giusto vivrà mediante la fede. 

(Romani 1,16)

Lasciate da parte le fole dei Greci questo mondo, le sapienze vane e vacue, le filosofie esperienziali, anche se hanno uno sfondo vagamente religioso, sapienziale e romantico (e, scusate la divagazione, mi viene da pensare alle canzonette ed ai video che hanno vinto Sanremo, che sono perfettamente a tema, ai tanti buddisti “di accatto” di cui questo paese, specie ai nostri tempi, è pieno, ai sincretismi facili di cui anche tanti più o meno sommi sacerdoti di oggi si fanno portavoce con perniciosissima indulgenza…).

Lasciate da parte gli spiritualismi e le ricerche di prodigio dei Giudei, i predicatori che vogliono stupirvi con effetti speciali, quelli che si propongono come messia o vi propongono di aspettarne un altro (è già venuto, e non ve ne sarà un altro!), quelli che mettono la scienza, la tecnica ed il progresso come fautori della “vera” rivoluzione (ci sono sempre stati, e la storia del mondo li espelle con la stessa facilità con cui li crea), quelli che sanno esattamente quando sarà Armageddon, in che data esatta (ma ogni tanto la cambiano!), cosa succederà in quel momento…

Noi non sappiamo nè il giorno ne l’ora, non possiamo aggiungere nemmeno un millesimo di secondo al tempo terreno che l’Eterno ha stabilito per noi o per i nostri cari o per chiunque.

Però sappiamo che ci sarà un giorno in cui Egli verrà nella gloria del Padre suo, con i santi angeli.

Che non sia piuttosto Lui ad avere vergogna di noi.

Avete conosciuto il Cristo? Avete conosciuto la Sua Parola?

Vergognatevi piuttosto voi, vergognatevi di voi stessi se nonostante tutto questo l’avete rigettata, o vivete come se Egli, come se Questa non esistesse!

Vergognatevi se credete ad altri evangeli, ad altri messaggi… vergognatevi e temete. Voi vergognatevi e chi predica altri messaggi spacciandoli per evangelo, sia maledetto, come dice ancora l’Apostolo delle genti.

6 Mi meraviglio che da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, passiate così presto ad un altro evangelo, 7 il quale non è un altro evangelo; ma vi sono alcuni che vi turbano e vogliono pervertire l’evangelo di Cristo. 8 Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi predicasse un evangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia maledetto. 9 Come abbiamo già detto, ora lo dico di nuovo: Se qualcuno vi predica un evangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia maledetto.

(Galati 1)

E già sento le solite voci… Un cristiano non maledice…

Vero, un cristiano non maledice, è il Cristo che maledice, è il Verbo, è la Parola di Dio che maledice che annuncia il destino di sventura che attende nell’eternità chi vive come se i comandi dell’Eterno fossero cessati, chi si fabbrica un Dio a propria immagine e somiglianza, un idolo, un vitello d’oro o di altra materia, invece di salire sulla Croce ad immagine e somiglianza di quanto ha fatto Lui, di quanto ha fatto Dio, nella persona del Figlio, per la nostra salvezza.

Vero, un cristiano non maledice, si limita a ricordare al mondo la Parola che spiega la differenza tra essere benedetto ed essere maledetto. Perchè, dice quel meraviglioso testo sul giudizio finale che è Matteo 25 (versetti 31-46), citatissimo dai buonisti di tutte le razze e le specie con le (in)opportune modifiche e gli (in)opportuni adattamenti, ci sarà la vita eterna per i giusti, ma anche le pene eterne ed il fuoco eterno per chi, conoscendo la volontà di Dio come è contenuta nella Sua Parola, avrà diversamente vissuto, si sarà diversamente comportato.

Un cristiano non maledice, ma neppure benedice, si limita a invocare la benedizione di Dio, o riconosce come benedetto chi è capace di vivere come la Parola di Dio ci insegna.

Solo e soltanto Dio benedice o maledice in modo efficace. 

Concludiamo tornando al Vangelo.

Chiunque vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua, perché chiunque vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per amor mio e dell’evangelo, la salverà.

Benedetto da Dio chi rinnega se stesso, prende la Sua Croce e lo segue. Maledetto da Dio chi pur di non perdere la vita terrena che crede sua, quella Croce se la scrolla dalle spalle, o la mette sulle spalle altrui, o distoglie e fa distogliere da essa lo sguardo di chi gli è affidato.

Io non mi vergogno del vangelo, poiché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco.

Io non mi vergogno del vangelo, perchè so che è la mia sola via di salvezza. Il solo cammino che voglio percorrere. Il sentiero antico di cui parla il profeta Geremia, quello della fedeltà assoluta alla Sua Parola.

Che il Signore accresca la mia fede, perchè ne sia capace, secondo la Sua volontà. 

Amen.

Il senso delle cose in una domanda

Il testo

27 Poi Gesù con i suoi discepoli, se ne andò per le borgate di Cesarea di Filippo; e lungo il cammino interrogò i suoi discepoli, dicendo loro: «Chi dice la gente che io sia?». 28 Essi risposero: «Alcuni Giovanni Battista, altri Elia, ed altri uno dei profeti». 29 Ed egli disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». E Pietro, rispondendo, gli disse: «Tu sei il Cristo». 30 Allora egli intimò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. 31 Poi cominciò a insegnare loro che era necessario che il Figlio dell’uomo soffrisse molte cose, fosse riprovato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi e fosse ucciso, e dopo tre giorni risuscitasse. 32 E parlava di queste cose apertamente. Allora Pietro, lo prese in disparte e cominciò a riprenderlo. 33 Ma egli, voltatosi e riguardando i suoi discepoli, sgridò Pietro, dicendo: «Vattene lontano da me, Satana, perché tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini».

(Marco 8)

Marco 8:29 Ma voi chi dite che io sia? Il senso

Il commento

Il senso di tutto, di tutte le cose, in una semplice, piccola domanda.

Ma voi chi dite che io sia?

Se rispondiamo che Egli è il Cristo, è il Figlio di Dio, siamo certo nel giusto. Ma ci vuole poco a pervertire la nostra risposta, come la nostra vita. Ci vuole pochissimo a fare come Pietro, non uno qualsiasi dei dodici, ed a cedere alle lusinghe del pensiero del mondo. Per cercare onori, interessi, riconoscimenti, ricchezze, o semplicemente i propri piaceri e i propri comodi.

E se lo si fa, il senso delle cose di Dio si perde, e si acquista quello del principe di questo mondo, quello del satana, quello del suo apparente avversario. Intendiamoci. Apparente per Dio, che certo non lo teme e lo ha relegato per gli inferi. Ma reale per noi, perchè cerca di farci decadere dall’immagine di Dio di cui siamo portatori, con ogni mezzo e in ogni tempo.

Gesù nel Vangelo del giorno appare cacciare Pietro. Ma in realtà è Pietro stesso che si allontana da Lui, pensando secondo le logiche umane, e non secondo la logica della Parola di Dio che dice: Sia fatta la Tua volontà.

Perchè discutete? Non capite ancora e non intendete?

Il testo

16 Ma essi discutevano fra di loro dicendo: «Noi non abbiamo pane».

17 Accortosene, Gesù disse loro: «Perché discutete sul fatto che non avete pane? Non capite ancora e non intendete? Avete il vostro cuore ancora indurito? 18 Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate?

19 Quando spezzai i cinque pani per i cinquemila, quante ceste piene di pezzi avete raccolto?». Essi dissero: «Dodici». 20 «E quando spezzai i sette pani per i quattromila, quanti panieri pieni di pezzi raccoglieste?». Ed essi dissero: «Sette».

21 Ed egli disse loro: «Come, ancora non capite?».

(Marco 8)

Marco 8:17-18 Perchè discutete? Non capite ancora?

Il commento

Un monito rivolto a noi direttamente, quello della Parola di Dio, del Vangelo secondo Marco, proposto nel martedì della sesta settimana del tempo ordinario.

Un monito a considerare il tesoro che abbiamo, il tesoro della Paroladi Dio, il tesoro dei suoi comandamenti.

Beato l’uomo che li medita giorno e notte, beato l’uomo che solo fa luce dei suoi passi la Sua Parola, beato l’uomo che spezza di continuo il pane dei suoi insegnamenti, che versa nella coppa della sua vita,il vino dei suoi precetti, che ama più di ogni altra cosa i suoi moniti, che vive nel santo timore, che si fa gioia eterna nella consapevolezza di essere dietro di Lui, di essere disposto a scomparire perchè Egli cresca, che si lascia bruciare dal fuoco del Suo Santo Spirito di amore e di misericordia.

Beato me, se sono capace di vedere nella mia vita quante volte Egli ha moltiplicato i miei pochi pani e gli scarsi pesciolini che sono stato capace di metterli a disposizione. Beato me, se come la povera vedova, le mie poche cose sono state capace di odnarle con gioia, se quando mi è stato richiesto sono stato capace di donare anche quello che in quel momento ritenevo tutto ciò che avevo per vivere.

Beato me, beati noi, se siamo stati e siamo servi inutili, servi senza pretese, servi per amore. Servi dell’unica Parola veramente degna di essere pronunciata su questa terra.

Ogni giorno abbiamo con noi la Sua Parola che è Via Verità e Vita.

E allora?

Perché discutete sul fatto che non avete pane? Non capite ancora e non intendete? Avete il vostro cuore ancora indurito? 18 Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate?

Perchè, Signore?

Illumina gli occhi del nostro cuore
e della nostra mente, Signore.

Te ne preghiamo Signore.

Amen. 

Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti, ma per portare a compimento

17 «Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; io non sono venuto per abrogare, ma per portare a compimento.

18 Perché in verità vi dico: Finché il cielo e la terra non passeranno, neppure un iota o un solo apice della legge passerà, prima che tutto sia adempiuto.

19 Chi dunque avrà trasgredito uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma colui che li metterà in pratica e li insegnerà, sarà chiamato grande nel regno dei cieli.

20 Perciò io vi dico: Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli.

21 Voi avete udito che fu detto agli antichi: “Non uccidere”; e: “Chiunque ucciderà, sarà sottoposto al giudizio”; 22 ma io vi dico: Chiunque si adira contro suo fratello senza motivo, sarà sottoposto al giudizio; e chi avrà detto al proprio fratello: “Raca”, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli avrà detto: “Stolto”, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.

23 Se tu dunque stai per presentare la tua offerta all’altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, 24 lascia lì la tua offerta davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello; poi torna e presenta la tua offerta. 25 Fa’ presto un accordo amichevole con il tuo avversario, mentre sei sulla via con lui, che talora il tuo avversario non ti dia in mano del giudice e il giudice ti consegni alla guardia e tu sia messo in prigione. 26 In verità ti dico, che non uscirai di là finché tu non abbia pagato l’ultimo centesimo.

27 Voi avete udito che fu detto agli antichi: “Non commettere adulterio”. 28 Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. 29 Ora, se il tuo occhio destro ti è causa di peccato, cavalo e gettalo via da te, perché è meglio per te che un tuo membro perisca, piuttosto che tutto il tuo corpo sia gettato nella Geenna; 30 e se la tua mano destra ti è causa di peccato, mozzala e gettala via da te, perché è meglio per te che un tuo membro perisca, piuttosto che tutto il tuo corpo sia gettato nella Geenna.

31 È stato pure detto: “Chiunque ripudia la propria moglie, le dia l’atto del divorzio”. 32 Ma io vi dico: Chiunque manda via la propria moglie, eccetto in caso di fornicazione, la fa essere adultera; e chiunque sposa una donna ripudiata, commette adulterio.

33 Avete inoltre udito che fu detto agli antichi: “Non giurare il falso; ma adempi le cose promesse con giuramento al Signore”. 34 Ma io vi dico: Non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, 35 né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del gran Re. 36 Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di fare bianco o nero un solo capello; 37 ma il vostro parlare sia: Sì, sì, no, no; tutto ciò che va oltre questo, viene dal maligno.

(Matteo 5)

Matteo 5:17 non per abrogare ma per portare a compimento

Il commento

Ireneo di Lione (ca130-ca 208), vescovo, teologo e martire
Contre le eresie IV,13,3; SC 100, 525

La Legge radicata nei nostri cuori

Ci sono dei precetti naturali della Legge che già conferiscono la giustizia; anche prima che la Legge fosse stata  data a Mosè, degli uomini osservavano questi precetti, e sono stati giustificati dalla loro fede e sono stati graditi a Dio.

Questo è confermato dalle parole: «Fu detto agli antichi: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore».
E ancora: «Fu detto: Non uccidere. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio» (Mt 5,21)… e così via.

Tutti questi precetti non implicano né la contraddizione, né l’abolizione dei precetti precedenti, ma il loro compimento e la loro estensione.

Come ha detto il Signore stesso: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel Regno dei cieli» (Mt 5,20).

In cosa consiste questo superare?

Prima nel credere non più soltanto nel Padre, ma anche nel Figlio suo, ormai manifestato. Lui infatti conduce l’uomo all’unione con Dio.

Poi, nel fare, invece che dire senza fare – perché loro «dicono e non fanno» (Mt 23,3) –, e nell’evitare non soltanto le opere cattive, ma anche il desiderarle.

Insegnando questo, non contraddiceva la Legge bensì compiva la Legge e radicava dentro di noi le prescrizioni della Legge…

Prescrivere di astenersi non solo dagli atti vietati dalla Legge, ma persino dal loro desiderio, non indica  un atteggiamento  che contraddice e abolisce la Legge; ma che la compie e la estende.