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Guardare in alto. Primo e secondo tempo

Guardare in alto. Primo e secondo tempo

La Parola

22 Poi venne a Betsaida; e gli portarono un cieco, pregandolo di toccarlo. 23 Allora preso il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli sputato sugli occhi e impostegli le mani, gli domandò se vedesse qualcosa. 24 E quegli, alzando gli occhi, disse: «Vedo gli uomini camminare e mi sembrano alberi». 25 Allora gli pose di nuovo le mani sugli occhi e lo fece guardare in alto; ed egli recuperò la vista e vedeva tutti chiaramente. 26 E Gesù lo rimandò a casa sua, dicendo: «Non entrare nel villaggio e non dirlo ad alcuno nel villaggio».

(Marco 8)

Guardare in alto. Primo e secondo tempo
Guardare in alto. Primo e secondo tempo

Il commento

La guarigione del cielo di Betsaida, raccontata in Marco 8:22-26, mi ha personalmente sempre colpito per il suo svolgersi “in due tempi”, se così si può dire.

Nel primo tempo, Gesù gli prende le mani (e il cieco si fida, si lascia guidare, non era così facile o scontato a pensarci), lo conduce fuori dal villaggio, gli sputa sugli occhi e gli impone le mani.

La prima chiamata di Dio spesso accade in questo modo. L’uomo è reso cieco dal suo peccato e dal suo orgoglio, Dio lo invita alla fede, gli dice “fidati”, “seguimi”, “porgimi le tue mani”. Lo chiama poi ad uscire da sè, dai suoi luoghi di tutti i giorni, dalle sue credenze, dalle sue convinzioni; convinzioni che nemmeno sono sue spesso. Sono imposte dall’ambiente, suggerite dal desiderio del “quieto vivere”.

Pensateci:

Gesù non avrebbe potuto guarirlo e basta?
E non avrebbe potuto guarirlo nel suo villaggio?
Così oltretutto tutti avrebbero più facilmente visto, e magari si sarebbero convertiti?
Noi probabilmente avremmo fatto così.

Uscito che il cieco è dal villaggio, Gesù gli sputa sugli occhi.
Altro gesto simbolico. È come “peggiorare” la sua cecità! Già non ci vede, Gesù aggiunge il suo sputo. Ma significa, è come dire all’uomo: tu devi essere completamente cieco alle lusinghe ed al “credo” di questo mondo. Tu devi avere in te la mia vita! Tu devi ascoltare la mia voce, che esce dalla mia bocca, come questo sputo.
E gli impose le mani, il gesto della donazione dello Spirito, il gesto che indica la potenza di Dio che esce da Questo ed è capace di cambiare l’uomo.

Alla fine del “primo tempo”. della prima parte del processo di conversione, l’uomo inizia a vedere, vede degli uomini che camminano, vede che sono in piedi, gli sembrano alberi.
Ma ancora non vede chiaramente.
Il Signore però vede la sua disponibilità a cambiare, vede la sua disponibilità alla fede, e passa al secondo momento.

Il secondo momento è quello del completamento della sua conversione, della fede piena, della fede ritrovata, del “nascere di nuovo”.

Allora gli pose di nuovo le mani sugli occhi e lo fece guardare in alto; ed egli recuperò la vista e vedeva tutti chiaramente.

Gesù gli pone di nuovo le mani sugli occhi, e lo invita a guardare in alto, a guardare il mondo, direbbe Paolo, tenendo gli occhi fissi su Gesù, autore e perfezionatore, compitore della nostra fede (cfr. Ebrei 12:2).

…ed egli recuperò la vista e vedeva tutti chiaramente.

Convertiti che siamo al Cristo, rivestiti di Lui, per il dono della fede, per il dono dello Spirito, allora vediamo tutti chiaramente. Vediamo chi è per Lui, con Lui, in Lui e chi no. Cerchiamo la compagnia dei primi e rigettiamo quella dei secondi, che chiamiamo a conversione ma che, se rifiutano, lasciamo alla responsabilità delle loro scelte.

Perciò…

Gesù lo rimandò a casa sua, dicendo: «Non entrare nel villaggio e non dirlo ad alcuno nel villaggio».

Gesù lo rimandò a casa sua, che era la casa del Padre comune, perchè chi si converte al Figlio, diventa figlio nel Figlio, può dire Padre Nostro. Resta nella famiglia umana, resta nel mondo, ma non appartiene più ad esso. Appartiene a Dio.

Perciò Egli manda il cieco a casa sua, ma gli dice “non entrare nel villaggio”. Non entrarci perchè in realtà non è più tuo, e tu non sei più parte della città degli uomini, ma sei parte della città di Dio.

E non drlo ad alcuno, perchè tutti sanno che eri cieco, tutti ora vedono che hai recuperato la vista, tutti sanno che questo è avvenuto perchè hai aderito al dono della fede, ed hai scelto di vedere non più semplicemente con i tuoi occhi, ma con i tuoi occhi che Io ti ho fatto aprire davvero.

Chi, nonostante abbia visto quanto avvenuto, abbia visto il Cristo, abbia avuto il dono delle Scritture, conosca la Rivelazione, continua a guardare la realtà con gli occhi del suo piccolo villaggio, negli spazi ristretti del suo cuore, con quelle fessure che chiama occhi, che guardano senza vedere, costui, o costei, è il vero cieco.

Fai come me. Non continuare a parlare per ogni dove, ad annunciare a chi rifiuta con ostinazione la Rivelazione. Scuoti i tuoi sandali, scuoti i tuoi calzari, getta via la polvere, e và altrove ad annunciare il Regno di Dio. Và altrove ad insegnare a guardare la realtà ed il mondo con i miei occhi, con la vista dell’Eterno.

Il primo tempo è Adamo, sono Adamo ed Eva, rivestiti di tuniche di pelle dall’Eterno (cfr. Genesi 3:22), perchè nonostante il peccato possano camminare per il mondo, cerchino di vederlo con gli occhi dell’Eterno, ora che conoscono il bene ed il male.

Il secondo tempo è il Cristo, è l’uomo nuovo, è l’uomo rivestito non più di semplici tuniche di pelle, ma chiamato a rivestirsi di Dio stesso, della Sua Parola.

La Creazione, poi la Nuova Creazione.
Nascere. poi nascere di nuovo.

Non ci sarà un terzo tempo. Ci sarà il tempo del giudizio.
Ma quello è fuori dai nostri confini spazio temporali, è fuori dal tempo che conosciamo o crediamo di conoscere. Non ne sappiamo, e nessuno ne può sapere, nè il giorno, nè l’ora. Ma sappiamo che ci sarà.

Che il Signore ci trovi con gli occhi bene aperti, bene aperti sulla Sua Parola, rivolti verso l’alto, rivolti verso di Lui, rivolti verso il Cristo.

Non perdiamo tempo a guardare verso il basso, non ci perdiamo nelle meschinità umane, non facciamo come quel popolo dalla dura cervice che, dice il profeta, chiamato a guardare in alto, non sa sollevare lo sguardo (cfr. Osea 11:7)!

Non ci interessino le lusinghe del mondo, perchè non gli apparteniamo; non ci perdiamo nelle beghe del villaggio degli uomini vecchi, perchè siamo divenuti uomini nuovi, abbiamo ricevuto con lo Spirito il dono di una vista nuova.

Guardiamo in alto! E seguiamolo.

Amen. 

Non sarà dato alcun segno a questa generazione

Non sarà dato alcun segno a questa generazione

La Parola

11 Sopraggiunsero i farisei e cominciarono a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo per metterlo alla prova.

12 Ma egli, gemendo nel suo spirito, disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico che non sarà dato alcun segno a questa generazione».

13 Quindi lasciatili, salì di nuovo in barca e passò all’altra riva.

(Marco 8)

Non sarà dato alcun segno a questa generazione
Non sarà dato alcun segno a questa generazione

Il commento

Ma egli, gemendo nel suo spirito, disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico che non sarà dato alcun segno a questa generazione».

Egli lo dice gemendo nello Spirito, soffrendo per la durezza di cuore e l’incomprensione degli uomini. Quale altro segno se non sè stesso? Quale altro segno se non la Parola dell’Eterno? Quale altro segno se non i doni dello Spirito?

Quale altro segno vorremmo se Tutto è compiuto?

Commenta il padre della Chiesa, Ilario di Poitiers, nel De Trinitate (12, 52-53):

Padre Santo, Dio onnipotente… quando alzo verso il tuo cielo la debole luce dei miei occhi, posso forse dubitare che questo sia il tuo cielo? Quando contemplo la corsa delle stelle, il loro ritorno nel ciclo dell’anno, quando vedo le Pleiadi, l’Orsa Minore e la Stella del mattino e considero come ognuna brilla al posto che le è stato assegnato, capisco, o Dio, che sei lì, in questi astri che non capisco. Quando vedo «i potenti flutti del mare» (Sal 93,4), pur non afferrando l’origine di queste acque, nemmeno che cosa metta in movimento il loro flusso e riflusso regolare, credo tuttavia che ci sia una causa – certo impenetrabile per me – di queste realtà che ignoro, e anche lì percepisco la tua presenza.

Se rivolgo il mio spirito verso la terra che, per il dinamismo di forze nascoste, decompone tutti i semi che ha accolti nel suo seno, e lentamente li fa germogliare e li moltiplica, poi dà loro di crescere, non trovo in questo nulla che io possa capire con la mia intelligenza; ma questa ignoranza mi aiuta a discernere te, poiché, anche se non conosco la natura messa al mio servizio, tuttavia ti incontro per il fatto stesso che essa c’è, per mio uso.

Se mi rivolgo verso di me, l’esperienza mi dice che non conosco me stesso e ammiro te, tanto più che io sono per me uno sconosciuto. Infatti, anche se non posso capirli, faccio l’esperienza dei movimenti del mio spirito che giudica, delle sue operazioni, della sua vita e devo questa esperienza a te che mi hai fatto partecipare a questa natura sensibile che fa la mia gioia, anche se la sua origine è oltre le possibilità della mia intelligenza.

Non conosco me stesso, ma in me trovo te, e trovandoti, ti adoro.

Smettiamola di chiedere segni al Signore. Il Signore si è incarnato, si è fatto uomo, è morto e risorto per noi, e noi sappiamo che di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti, e il Suo Regno non avrà fine. Facciamo sì, fratelli e sorelle, che Egli non sia su una riva, e noi rimaniamo sull’altra.

Cerchiamo il Signore, mentre si fa trovare… Cerchiamo il Signore che è vicino… Operiamo per il Regno, che è qui, è in mezzo a noi.

E quando siamo nelle difficoltà preghiamolo come Ilario:

Signore, non conosco me stesso,
ma in me trovo te,
e trovandoti, ti adoro
.

Amen.

Comandamento di Dio e tradizione degli uomini (Marco 7:1-13)

Comandamento di Dio e tradizione degli uomini (Marco 7:1-13)

La Parola

1 Allora si riunirono intorno a lui i farisei e alcuni scribi venuti da Gerusalemme. 2 E, avendo visto che alcuni dei suoi discepoli mangiavano il cibo con le mani impure, cioè non lavate, li accusarono. 3 Infatti i farisei e tutti i Giudei non mangiano se non si sono prima lavate le mani con gran cura, attenendosi alla tradizione degli anziani; 4 e, quando tornano dalla piazza, non mangiano senza prima essersi purificati. Ci sono molte altre cose, che sono tenuti ad osservare per tradizione: lavatura di coppe, di brocche, di vasi di rame e di letti.

5 Poi i farisei e gli scribi gli domandarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli anziani, ma prendono il cibo senza lavarsi le mani?».

6 Ma egli, rispondendo, disse loro: «Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. 7 Ma invano mi rendono un culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.

8 Trascurando infatti il comandamento di Dio, vi attenete alla tradizione degli uomini: lavatura di brocche e di coppe; e fate molte altre cose simili».

9 Disse loro ancora: «Voi siete abili nell’annullare il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione. 10 Mosè infatti ha detto: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. 11 Ma voi dite: “Se un uomo dice a suo padre o a sua madre: Tutto quello con cui potrei assisterti è Corban cioè un’offerta a Dio”, 12 non gli lasciate più far nulla per suo padre o per sua madre, 13 annullando così la parola di Dio con la vostra tradizione, che voi avete tramandata. E fate molte altre cose simili».

(Marco 7)

Comandamento di Dio e tradizione degli uomini (Marco 7:1-13)
Comandamento di Dio e tradizione degli uomini (Marco 7:1-13)

Il commento

Una parola attualissima quella proposta, anche se oggi non ci si sofferma più su lavatura di coppe, di brocche, di vasi di rame e di letti, o sul lavarsi le mani prima o dopo il mangiare o il mettersi a tavola.

Si parla di quanto scritto nel versetto che ho scelto di mettere in evidenza nell’immagine, dell’abitudine umana di cercare un modo per aggirare o mettere da parte il comandamento di Dio per osservare delle tradizioni, degli usi, delle abitudini che sono di uomini.

Di esempi potrebbero farsene tanti.

Oggi si cerca sempre più spesso di mettere discutibilissime teorie derivate da interpretazioni di parte, spesso nemmeno suffragate da ricerche scientifiche degne di questo nome, a favore di quelle che sono le esigenze di un ‘mercato’ che ormai non si ferma più nemmeno davanti alla vita ed al suo significato.

Penso alle adozioni dove il diritto dei genitori adottanti, di qualsiasi genere siano, viene sempre prima del diritto del bambino a vivere una vita equilibrata, a crescere con un padre ed una madre, secondo natura.
Penso alle teorie del cosiddetto gender, dove l’essere maschio e femmina viene violentato da una ridicola ‘libertà di scelta’ che di vero non ha nulla.
Penso alla pedofilia spacciata per liberta del bambino di vivere la propria sessualità, mentre non è altro che essere schiavizzato da un adulto perverso e deviato.
Penso al sesso sterile e contronatura, dove si cerca solo un piacere sterile e chiuso in sè stesso.
Penso all’omicidio mascherato da eutanasia dei malati, dei deboli, degli anziani, nel nome dell’egoismo di una società che non ha tempo nè voglia, nè ritiene di avere risorse da dedicare loro.

Il tutto spacciato come tradizione nuova, progresso (verso il più completo declino!); il tutto in disprezzo del comandamento di Dio, del rispetto della vita e della creazione, della natura umana.

Valga per tutti coloro che ignorano il comandamento di Dio, l’osservazione chiara e limpida del Cristo.

«Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. 7 Ma invano mi rendono un culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.

Che l’Eterno ci perdoni!

Amen.

Essere toccati dal Cristo (Marco 6:53-56)

Essere toccati dal Cristo (Marco 6:53-56)

La Parola

53 Compiuta la traversata, giunsero nella contrada di Gennesaret e vi approdarono.

54 E, scesi dalla barca, subito la gente lo riconobbe;

55 e, percorrendo per tutta quella regione all’intorno, incominciò a portare i malati sui lettucci, ovunque sentiva che si trovasse;

56 e dovunque egli giungeva, in villaggi, città o borgate, la gente metteva gli infermi sulle piazze e lo pregava di poter toccare almeno il lembo del suo vestito; e tutti quelli che lo toccavano erano guariti.

(Marco 6)

Essere toccati dal Cristo (Marco 6:53-56)
Essere toccati dal Cristo (Marco 6:53-56)

Il commento

La pericope evangelica  ci mostra i tre momenti essenziali dell’inizio del cammino di conversione.

Il primo momento

E, scesi dalla barca, subito la gente lo riconobbe…

Il primo momento è riconoscere Gesù, riconoscere in Gesù qualcuno che può dire una parola significativa, decisiva, sulla propria vita, sulla propria esistenza. E anche sulle proprie malattie, sul proprio peccato, su quello che ci fa essere o sentire lontani dalla nostra comunità umana, familiare.

Per riconoscerlo dobbiamo ascoltare qualcuno che ce ne parli, che ce lo annunci. Che ci dica: questa è una occasione che non devi perdere, che non deve andare sprecata.

Ma anche dobbiamo avere voglia di uscire dalla nostra condizione di malattia, dal nostro peccato. Perchè, riconosciamolo, il mondo è pieno di persone che nel proprio peccato stanno benissimo, o almeno così dicono. E a volte magari anche noi siamo tra quelli.

Il secondo momento

…e, percorrendo per tutta quella regione all’intorno, incominciò a portare i malati sui lettucci, ovunque sentiva che si trovasse;…

Il secondo momento è appunto quello di decidere di muoversi, di muovere sè stessi, di muovere i propri passi, di spingere a muoversi le persone che abbiamo care, le persone che amiamo, le persone per cui desideriamo la salvezza. Anche se, ricordiamocelo, la decisione finale non può essere altra che la loro, personale, specifica decisione per il Cristo.

È una decisione che spinge a mettersi in gioco, a mostrare il proprio desiderio di seguire Gesù, a cercare i suoi luoghi, a riconoscere dove Egli porta i suoi passi.

Una decisione che spinge a prendere posizione pubblicamente, sulle piazze leggiamo più avanti, davanti ai nostri fratelli ed alle nostre sorelle.

Una decisione che finisce anche inevitabilmente per dichiarare pubblicamente qual’è la nostra malattia, qual’è il nostro peccato.

Una decisione che, anche per questo, non è da tutti, e non è per tutti.

Il terzo momento

 …e dovunque egli giungeva, in villaggi, città o borgate, la gente metteva gli infermi sulle piazze e lo pregava di poter toccare almeno il lembo del suo vestito; e tutti quelli che lo toccavano erano guariti.

È il momento decisivo. Toccare il Cristo, lasciarsi toccare da lui. Lasciare che il Cristo ci cambi, ci modifichi, sconvolga la nostra vita, ci renda uomini e donne differenti dai malati e dai peccatori che eravamo prima.

Ma occorre lasciare che ci tocchi davvero, non solo la nostra mano inaridita, non solo il nostro ginocchio vacillante, non solo la lebbra che ci deturpa la pelle, ma il cuore! Tutta la vita, tutta l’esistenza.

Non carezzare, non sfiorare, non vederlo da lontano. Ma toccarlo, lasciarsi toccare, condividere con il Cristo il luogo più intimo che abbiamo, il profondo del nostro corpo e della nostra anima.

Tutti quelli che lo toccavano erano guariti.

Così conclude l’evangelista Marco.
Così inizia la sequela del cristiano, di ogni cristiano.

Lasciamo che il Cristo ci tocchi, ci plasmi,
cambi fin nel profondo la nostra vita.

Amen, amen. 

Più fedeltà al Vangelo, meno professioni di fede?

Più fedeltà al Vangelo, meno professioni di fede?

Più fedeltà al Vangelo, meno professioni di fede? - John Owen, Vangelo e fede
Più fedeltà al Vangelo, meno professioni di fede?

La Parola

Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?
(Luca 18:8)

Il commento

“Se il Vangelo fosse predicato fedelmente,
meno persone professerebbero fede in Cristo.”

John Owen (1616-1683), autore della citazione che riporto, è considerato generalmente come il più grande fra i pensatori puritani inglesi.

La sua è una citazione che molti trovano preoccupante, alcuni addirittura non accettabile. Non accettabile perchè a loro dire, e hanno ragione, essa rappresenta chiaramente il pensiero della teologia calvinista sulla salvezza.

E la teologia calvinista della salvezza, ribadendo nel modo più franco e chiaro che sia possibile, che questa è solo e soltanto per grazia, opera di Dio e di Dio solo, ha il torto di escludere qualsiasi possibile collaborazione del’uomo, delle sue opere, dei cosiddetti ‘meriti’ alla salvezza.

E questo toglie ogni alibi possibile a chi rifiuta di rinnegare in toto il proprio peccato, o a chi considera accettabile un compromesso con le dottrine mondane o con le altri fedi.

Eppure Sola Gratia è uno dei principi cardine della Riforma, e spiace vedere che molti credenti cristiani che pure si definiscono da sè stessi evangelici o riformati non riescano a vedere come in realtà non ci sia nulla di più puramente evangelico di tale dottrina!

Leggendo la citazione di Owen mi è tornato in mente Gesù nel Vangelo di Luca, al capitolo 18, versetto 8, alla fine della pericope sulla vedova ed il giudice: Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?

Gratia facit fidem, diceva Tommaso d’Aquino (non vi sembri strano lo citi un riformato, sia pure proveniente dal cattolicesimo; esiste anche un fecondo scolasticismo protestante): la grazia crea la fede, e non soltanto quando la fede inizia, ma la grazia crea la fede istante per istante, momento per momento. Senza la grazia di Dio, senza il suo dono inesauribile di grazia, nemmeno la fede può esistere.

Dal Sola Gratia così passiamo al Sola Fide. Fede che noi dobbiamo al Solus Christus, giacchè il godere della salvezza operata in Cristo e in Cristo solo è per noi l’unica speranza di essere salvati. Come dice l’Apostolo, Cristo è per noi l’Avvocato presso il Padre. Il Padre che è il Giusto Giudice cui allude il racconto evangelico di Luca 18, 1-8.

Il Giusto Giudice presente dalla prima all’ultima pagina della Sacra Scrittura. Sola Scriptura, dove solo è contenuta la Verità, tutta la Verità sull’uomo, dalla Creazione alla fine dei tempi, la sola fonte della Rivelazione, Verbo fatto vero uomo nel Figlio vero Dio.

Quel Figlio vero Dio e vero uomo che più e più volte lo ha detto: molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti, avrete tribolazioni nel mondo, se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi…

E allora perchè, perchè mi chiedo così tanti credenti continuano a vedere il mondo come se questo potesse autogovernarsi, autoregolarsi, diventare ‘buono’, ‘giusto’… quando tutto quello che l’uomo può fare non è altro che obbedire ai comandi del Padre, con la grazia ottenuta attraverso il Figlio e con i doni dello Spirito, operare perchè tutto ciò che egli fa e compie, singolarmente e nella Chiesa, o tramite i governanti di questo mondo, sia fatto Soli Deo Gloria?

Perchè, mi rispondo, lo stesso Cristo ha risposto nella Scrittura, che molti sarebbero venuti nel Suo nome, mentendo, molti avrebbero annunciati falsi evangeli, molti falsi profeti si sarebbero travestiti da angeli di luce, per annunciare dottrine che non sono altro che precetti di uomini, per mascherare di ‘bontà’ cose e realtà che non fanno altro che realizzare i desideri del principe di questo mondo.

Un tempo di nuova apostasia avrebbe preceduto il giudizio.

Forse, chissà, questo tempo è giunto, o quello che accade, il tentativo di sovvertire l’ordine naturale della Creazione, il moltiplicarsi di falsi evangeli e false dottrine di salvezza, l’apostasia di tante chiese e credenti per un pugno di lenticchie (tale e nient’altro è l’elogio che il mondo fa a chi si piega alle sue logiche) è un’avvisaglia di quel tempo. Solo Dio può saperlo. Solo Dio sa chi è tra i suoi eletti.

Io una cosa sola so: Dio Padre mi ha creato, Dio Figlio mi ha redento, Dio Spirito mi ha donato la poca fede che possiedo.

E che mi tengo stretta, come mi tengo stretta la Parola di salvezza, per amore di chi mi è più vicino, a partire da mia figlia e da mia moglie, e per amore di tutti coloro di cui l’Eterno vorrà farmi prossimo.

Sia fatta la Tua volontà, o Eterno. Amen.

Nessun profeta è disonorato, se non nella sua patria

Nessun profeta è disonorato, se non nella sua patria

La Parola

1 Poi uscì di là e venne nella sua patria, e i suoi discepoli lo seguirono.

2 E, venuto il sabato, si mise ad insegnare nella sinagoga.

E molti, udendolo, stupivano e dicevano: «Da dove vengono a costui queste cose? Che sapienza è mai questa che gli è data? E come mai si compiono tali potenti opere per mano sua? 3 Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Iose, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non sono qui fra noi?». Ed erano scandalizzati a causa di lui.

4 Ma Gesù disse loro: «Nessun profeta è disonorato, se non nella sua patria, fra i suoi parenti e in casa sua». 5 E non potè fare lì alcuna opera potente, salvo che guarire pochi infermi, imponendo loro le mani. 6 E si meravigliava della loro incredulità; e andava in giro per i villaggi, insegnando.

(Marco 6)

Nessun profeta è disonorato, se non nella sua patria - Marco 6:4
Nessun profeta è disonorato, se non nella sua patria

Il commento

Gesù si meraviglia dell’incredulità di chi lo ascolta, di chi l’ha conosciuto, di chi lo ha visto operare guarigioni e meraviglia, di chi ha la possibilità di ascoltare ogni giorno, giorno dopo giorno, il Suo Verbo, la Sua Parola.

L’incredulità di Gesù, il suo addolorato stupore, non è semplicemente limitato ai parenti, agli uomini del suo tempo, a quelli di casa sua, ma si estende fino ai nostri giorni, si estende a noi.

Sempre pronti a chiedere miracoli e prodigi, ma indisponibili a cambiare, a convertirsi, ad abbandonare noi per primi il nostro peccato. Timidi fino al silenzio nell’evangelizzare, ne parlare con parresia, nel denunciare ciò che è abominio agli occhi di Dio e della Sua Parola.

Che il Signore ci aiuti, che accresca la nostra fede, che ci convinca a sperare sempre in Lui ed in Lui solo.

Amen.

L’indemoniato, che siamo e sono molti

L’indemoniato, che siamo e sono molti

La Parola

1 Così giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gadareni.

2 E, come Gesù scese dalla barca, subito gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo, 3 il quale aveva la sua dimora fra i sepolcri, e nessuno riusciva a tenerlo legato neanche con catene. 4 Infatti più volte era stato legato con ceppi e con catene; ma egli aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi; e nessuno era riuscito a domarlo. 5 Continuamente, notte e giorno, fra i sepolcri e su per i monti, andava gridando e picchiandosi con pietre.

6 Ora, quando vide Gesù da lontano, egli accorse e gli si prostrò davanti, 7 e dando un gran grido, disse: «Che c’è fra me e te, Gesù Figlio del Dio altissimo? Io ti scongiuro, in nome di Dio, di non tormentarmi!». 8 Perché egli gli diceva: «Spirito immondo, esci da quest’uomo!». 9 Poi Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?». E quello rispose, dicendo: «Io mi chiamo Legione, perché siamo molti». 10 E lo supplicava con insistenza perché non li mandasse fuori da quella regione.

11 Or vi era là, sul pendio del monte, un grande branco di porci che pascolava. 12 Allora tutti i demoni lo pregarono, dicendo: «Mandaci nei porci, perché entriamo in essi». 13 E Gesù prontamente lo permise loro; allora gli spiriti immondi, usciti, entrarono nei porci e il branco si precipitò giù per il dirupo nel mare, erano circa duemila, e affogarono nel mare. 14 Allora quelli che custodivano i porci fuggirono e diffusero la notizia in città e per le campagne; e la gente venne a vedere ciò che era accaduto.

15 Giunti che furono da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. 16 E quelli che avevano visto l’accaduto, raccontarono loro ciò che era successo all’indemoniato e il fatto dei porci.

17 Allora essi cominciarono a pregarlo che se ne andasse dal loro territorio.

18 Mentre egli saliva sulla barca, colui che era stato indemoniato lo pregava di poter rimanere con lui; 19 ma Gesù non glielo permise; gli disse invece: «Va’ a casa tua dai tuoi e racconta loro quali grandi cose il Signore ti ha fatto e come ha avuto pietà di te». 20 Egli se ne andò e cominciò a predicare per la Decapoli tutto quanto Gesù gli aveva fatto; tutti restavano meravigliati.

(Marco 5)

L'indemoniato, che siamo e sono molti - Marco 5:19
L’indemoniato, che siamo e sono molti

Il commento

La prima parte del capitolo 5 dell’Evangelo secondo Marco, ci racconta la vicenda dell’indemoniato gadareno, che poi si rivela, nel corso della narrazione, infestato in realtà da molti demoni, da una “legione” di questi.

L’indemoniato vive tra i sepolcri; sembra vivo ma è come se fosse morto. Non è capace di relazionarsi con gli altri. È depresso, si percuote con le pietre, si fa del male da solo.

Pensiamoci, la nostra realtà è piena di questi indemoniati, persone che hanno posto il loro centro fuori di loro, chi nella sua aspirazione al successo lavorativo, chi nel disperato bisogno di apparire, chi per far apparire “normale” una vita che non lo è affatto.

Persone che, scriveva un esegeta, “confondono depressione con umiltà, poco consapevoli della propria concreta situazione, preferiscono farsi travolgere dai sensi di colpa piuttosto che guardare oggettivamente i propri pregi e difetti”.

Gesù inizia a scacciare il demone da quell’uomo, e quello si rivela per ciò che è, in realtà, più demoni, tanti demoni, una legione di demoni. Al Cristo interessa salvare l’uomo, quindi consente ai demoni di invadere un branco di porci che era nei paraggi e questo finisce affogato nel mare.

Messaggi chiari, come sempre dalla Parola di Dio.

La salvezza dell’uomo è il primo interesse di Dio. I beni della creazione, di cui l’uomo in Genesi venne nominato amministratore, vengono dopo. L’anima di un uomo vale più della vita di duemila maiali.

Non tutti lo capiscono, non lo capiscono quelli che pregano Gesù di andarsene, perchè ha toccato le loro comodità, quelli che credono i loro beni, il loro quieto vivere, quelli che grufolano come maiali nei mille trogoli di questo mondo, anzichè lottare per la propria purificazione. 

L’uomo per liberarsi dai suoi demoni deve liberarsi dagli attaccamenti per le cose e le realtà di questo mondo. Deve ricentrare la sua vita in Cristo, in Dio.

E, fatto questo, non crogiolarsi sugli allori, ma andare a sua volta a predicare, ad annunciare il Vangelo della salvezza ai propri fratelli e sorelle.

Accresci la nostra fede, Signore Gesù.

Amen, amen.

La porta delle pecore e della vita abbondante

Gesù, la porta delle pecore, il buon pastore

Gv 9:24-38; Ez 34:1-19; 1P 5:1-4; Eb 13:20

1 «In verità, in verità vi dico che chi non entra per la porta nell’ovile delle pecore, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante.
2 Ma colui che entra per la porta è il pastore delle pecore.

3 A lui apre il portinaio, e le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le proprie pecore per nome e le conduce fuori.

4 Quando ha messo fuori tutte le sue pecore, va davanti a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce.
5 Ma un estraneo non lo seguiranno; anzi, fuggiranno via da lui perché non conoscono la voce degli estranei».
6 Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono quali fossero le cose che diceva loro.

Gv 14:6 (Is 40:11; Sl 23) 1P 2:24-25; Ef 5:2, 25-27; 2:11-19

7 Perciò Gesù di nuovo disse loro: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore.
8 Tutti quelli che sono venuti prima di me, sono stati ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.

9 Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato, entrerà e uscirà, e troverà pastura.

10 Il ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.

La porta delle pecore e il buon pastore (Giovanni 10)
La porta delle pecore e il buon pastore (Giovanni 10)

La porta

L’autodefinizione di Gesù è quella di “porta”.
Ma non una porta generica, astratta, che non si sa dove conduce.

Egli è “La” Porta.
Per essere figli nel Figlio occorre passare per la Porta, occorre fidarsi (non si sa mai cosa può esserci dietro una porta…) occorre af-fidarsi e con-fidare in Lui. E lo si può fare solo con il dono della fede.

La porta che conduce fuori

Una volta che ci si è fidati del Cristo, che si è passati per lui, Egli non ci lascia lì dentro, dentro un ovile, chiusi, ma ci porta fuori, ci conduce fuori.
Ci chiama uno per uno, ci conosce uno per uno, conosce uno per uno i segreti dei nostri cuori, e ci porta fuori!

Ma non ci lascia soli!
Nella Scrittura spesso si dice che Dio non lascia solo il suo popolo, che non lo abbandona.
Così, a chi lo segue, la Porta che è anche Pastore, Pastore buono, mostra dove si trova la pastura, il vero nutrimento, il cibo che non finisce.

La Scrittura è la Porta

L’immagine di corredo a questo post non è casuale.
Si tratta di una Bibbia aperta.

Perchè il Cristo è la Porta. E per entrare nel Suo mistero occorre aprire la Porta della Parola di Dio, scoprirvi per intero la bellezza della rivelazione.

La Porta è il Pastore. Il Pastore è la Parola. Il Cristo è Colui che solo può aprire e solo può chiudere, Colui che detiene la chiave di Davide.

Chiave, Porta, Pastore, Acqua, Pane, Vino

Attraverso il Cristo Chiave apriamo la Parola.
Attraverso il Cristo Porta entriamo nel mistero dell’amore e della misericordia di Dio.
Con il Cristo Pastore, seguendolo, scopriamo i verdi pascoli della nostra vita, ricchi dell’acqua di salvezza, fertili per l’olio, il grano, la vite, nutriamoci del Pane di vita e beviamo del Vino dal calice di salvezza.

 

Lo spirito muto, il digrignar dei denti e un viaggio in Svizzera

Lo spirito muto, il digrignar dei denti e un viaggio in Svizzera

La Parola

14 Ritornato poi dai discepoli, vide una grande folla intorno a loro e degli scribi, che disputavano con loro. 15 E subito tutta la folla, vedutolo, sbigottì e accorse a salutarlo.

16 Allora egli domandò agli scribi: «Di che cosa discutete con loro?». 17 Ed uno della folla, rispondendo, disse: «Maestro, ti avevo condotto mio figlio che ha uno spirito muto, 18 e dovunque lo afferra, lo strazia ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Così ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non hanno potuto».

19 Ed egli, rispondendogli, disse: «O generazione incredula, fino a quando sarò con voi? Fino a quando vi sopporterò? portatelo da me». 20 Ed essi glielo portarono. Ma appena lo vide, lo spirito lo scosse con violenza, e il fanciullo, caduto a terra, si rotolava schiumando.

21 E Gesù domandò al padre di lui: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli disse: «Dalla sua fanciullezza. 22 E spesso lo ha gettato nel fuoco e nell’acqua per distruggerlo ma, se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». 23 E Gesù gli disse: «Se tu puoi credere, ogni cosa è possibile a chi crede».

24 Subito il padre del fanciullo, gridando con lacrime, disse: «Io credo Signore, sovvieni alla mia incredulità».

25 Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, sgridò lo spirito immondo dicendogli: «Spirito muto e sordo, io te lo comando, esci da lui e non entrare mai più in lui». 26 E il demone, gridando e straziandolo grandemente, se ne uscì. E il fanciullo divenne come morto, sicché molti dicevano: «È morto». 27 Ma Gesù, presolo per mano, lo sollevò, ed egli si alzò in piedi.

28 Or quando Gesù fu entrato in casa, i suoi discepoli lo interrogarono in privato: «Perché non abbiamo noi potuto scacciarlo?». 29 Ed egli disse loro: «Questa specie di spiriti non si può scacciare in altro modo, se non con la preghiera e il digiuno».

(Marco 9)

Lo spirito muto, il digrignar dei denti e un viaggio in Svizzera
Lo spirito muto, il digrignar dei denti e un viaggio in Svizzera
Le parole

Lo spirito è muto, ed il posseduto è afferrato, straziato, schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce.

Gesù lo scaccia con la forza della Sua Parola. E rimprovera i discepoli per non aver abbastanza pregato e digiunato, perchè «Questa specie di spiriti non si può scacciare in altro modo, se non con la preghiera e il digiuno».

Il posseduto è questo mondo. Afferra l’uomo, lo strazia, lo spinge a rinunciare alla bellezza della sua autentica umanità e verità. Ne confonde i sessi ed i generi, lo inganna circa l’autentico valore della vita!

Oggi un figlio come quello della parabola lo avrebbero accompagnato in Svizzera a morire, perchè la sua vita era priva di senso per il mondo, era solo sofferenza, non valeva nulla, non era “degna di essere vissuta”.

Il mondo digrigna i denti, quasi un anticipo del giudizio che attende gran parte di esso (perchè molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti), dello stridore di denti e del pianto che attende chi non crede alla Via, Verità e Vita.

Il mondo si irrigidisce, reagisce rabbioso ai suoi continui fallimenti, al continuo fallire di parole vuote, programmi senza senso, progetti che si attorcigliano su se stessi; come è destinato a fare ogni parola, programma o progetto che vuole salvare l’uomo senza tener conto del progetto originario su di esso, del progetto del Suo Creatore.

Lo spirito è muto, perchè lo Spirito non viene ascoltato, e dove parla si cerca di farlo tacere. Come allora i potenti del mondo politico e spirituale cercavano di far tacere Gesù.

Ma Gesù ancora parla e ci dice: «Se tu puoi credere, ogni cosa è possibile a chi crede».

«Io credo Signore, sovvieni alla mia incredulità».

Amen. 

Dio o Mammona. La scelta

Il testo

24 Nessuno può servire a due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro; oppure sarà fedele all’uno e disprezzerà l’altro; voi non potete servire a Dio e a mammona.

25 Perciò io vi dico: Non siate con ansietà solleciti per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di che vi vestirete. La vita non vale più del cibo e il corpo più del vestito?

26 Osservate gli uccelli del cielo: essi non seminano, non mietono e non raccolgono in granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? 27 E chi di voi, con la sua sollecitudine, può aggiungere alla sua statura un sol cubito? 28 Perché siete in ansietà intorno al vestire? Considerate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; 29 eppure io vi dico, che Salomone stesso, con tutta la sua gloria, non fu vestito come uno di loro. 30 Ora se Dio riveste in questa maniera l’erba dei campi, che oggi è e domani è gettata nel forno, quanto più vestirà voi, o uomini di poca fede?

31 Non siate dunque in ansietà, dicendo: “Che mangeremo, o che berremo, o di che ci vestiremo?”. 32 Poiché sono i gentili quelli che cercano tutte queste cose; il Padre vostro celeste, infatti, sa che avete bisogno di tutte queste cose.

33 Ma cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte.

34 Non siate dunque in ansietà del domani, perché il domani si prenderà cura per conto suo.
Basta a ciascun giorno il suo affanno.

(Matteo 6)

Matteo 6:24 Dio o Mammona scelta

Il commento

La Parola del Vangelo si commenta da sola. Si impone all’anima del credente.

Nessuno può servire a due padroni!

Siamo nel tempo che la ritualità pagana chiama Carnevale. Ed una delle maschere più famose,  Arlecchino, è detta “servo di due padroni”. Servo di nessuno in realtà, una maschera che si barcamena tra truffe, imbrogli e bugie, alla ricerca del proprio interesse e di quello di chi gli dà da mangiare in quel momento.

Quanti Arlecchini ci sono tra noi? Quanti che cercano impossibili compromessi tra i desideri del mondo e del suo principe, vari, variegati, di tutti i colori, desideri “arcobaleno”, come i colori di Arlecchino, desideri pensati per perderci tra le passioni e le futilità; e i chiari, limpidi e semplici desideri di Dio sul nostro conto. Di amore, di misericordia, della nostra salvezza.

Un’altra breve lettura presa dal libro del profeta Isaia per questa Ottava Domenica del tempo Ordinario, l’ultima prima che inizi, mercoledì, il tempo di Quaresima, dice:

14 Ma Sion ha detto: «L’Eterno mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato». 15 «Può una donna dimenticare il bambino lattante e non aver compassione del figlio delle sue viscere? Anche se esse dovessero dimenticare, io non ti dimenticherò».

(Isaia 49)

Egli desidera il meglio per noi che siamo tutti figli delle sue viscere. Non ci abortisce, non ci uccide, non si dimentica di noi! Non compie i nostri abomini! Non ci nega il latte delle sue mammelle! Non ci vende ad altri, perchè siamo suoi!

Ma quando sarà il momento ci giudicherà, su quello che avremo compiuto o non compiuto secondo la Sua Parola.

Nessuno può servire a due padroni!

Perciò non affanniamoci per il domani, non siamo in ansietà per il domani, non ci preoccupiamo oltre misura delle cose di questo mondo, non viviamo come se, questo mondo, dovessimo salvarlo noi! Non è nelle nostre possibilità, non è nostro compito.

Nostro compito è obbedire alla Parola di Dio, ed annunciare questa stessa Parola ovunque ed a chiunque, con la nostra parola, le nostre azioni, la nostra testimonianza, anche e spesso muta, ma fedele e sincera.

Testimonia più un malato che vive con la fede piena e silenziosa il proprio dolore, o un genitore che soffre quello di un figlio, che chi si danna l’anima per cause impossibili, mettendo alla fine se stesso prima dell’opera di Dio che dovrebbe annunciare. Promuovendo se stesso anzichè l’Evangelo.

Che fare, allora, ce lo dice sempre la Parola. Non cercate voi stessi, non cercate i vostri successi, non cercate le vostre soddisfazioni (vale anche se si tratta di “cose di fede” o “religiose”).

Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia,
e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte.

Amen.