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La porta delle pecore e della vita abbondante

Gesù, la porta delle pecore, il buon pastore

Gv 9:24-38; Ez 34:1-19; 1P 5:1-4; Eb 13:20

1 «In verità, in verità vi dico che chi non entra per la porta nell’ovile delle pecore, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante.
2 Ma colui che entra per la porta è il pastore delle pecore.

3 A lui apre il portinaio, e le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le proprie pecore per nome e le conduce fuori.

4 Quando ha messo fuori tutte le sue pecore, va davanti a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce.
5 Ma un estraneo non lo seguiranno; anzi, fuggiranno via da lui perché non conoscono la voce degli estranei».
6 Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono quali fossero le cose che diceva loro.

Gv 14:6 (Is 40:11; Sl 23) 1P 2:24-25; Ef 5:2, 25-27; 2:11-19

7 Perciò Gesù di nuovo disse loro: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore.
8 Tutti quelli che sono venuti prima di me, sono stati ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.

9 Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato, entrerà e uscirà, e troverà pastura.

10 Il ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.

La porta delle pecore e il buon pastore (Giovanni 10)
La porta delle pecore e il buon pastore (Giovanni 10)

La porta

L’autodefinizione di Gesù è quella di “porta”.
Ma non una porta generica, astratta, che non si sa dove conduce.

Egli è “La” Porta.
Per essere figli nel Figlio occorre passare per la Porta, occorre fidarsi (non si sa mai cosa può esserci dietro una porta…) occorre af-fidarsi e con-fidare in Lui. E lo si può fare solo con il dono della fede.

La porta che conduce fuori

Una volta che ci si è fidati del Cristo, che si è passati per lui, Egli non ci lascia lì dentro, dentro un ovile, chiusi, ma ci porta fuori, ci conduce fuori.
Ci chiama uno per uno, ci conosce uno per uno, conosce uno per uno i segreti dei nostri cuori, e ci porta fuori!

Ma non ci lascia soli!
Nella Scrittura spesso si dice che Dio non lascia solo il suo popolo, che non lo abbandona.
Così, a chi lo segue, la Porta che è anche Pastore, Pastore buono, mostra dove si trova la pastura, il vero nutrimento, il cibo che non finisce.

La Scrittura è la Porta

L’immagine di corredo a questo post non è casuale.
Si tratta di una Bibbia aperta.

Perchè il Cristo è la Porta. E per entrare nel Suo mistero occorre aprire la Porta della Parola di Dio, scoprirvi per intero la bellezza della rivelazione.

La Porta è il Pastore. Il Pastore è la Parola. Il Cristo è Colui che solo può aprire e solo può chiudere, Colui che detiene la chiave di Davide.

Chiave, Porta, Pastore, Acqua, Pane, Vino

Attraverso il Cristo Chiave apriamo la Parola.
Attraverso il Cristo Porta entriamo nel mistero dell’amore e della misericordia di Dio.
Con il Cristo Pastore, seguendolo, scopriamo i verdi pascoli della nostra vita, ricchi dell’acqua di salvezza, fertili per l’olio, il grano, la vite, nutriamoci del Pane di vita e beviamo del Vino dal calice di salvezza.

 

Lo spirito muto, il digrignar dei denti e un viaggio in Svizzera

La Parola

14 Ritornato poi dai discepoli, vide una grande folla intorno a loro e degli scribi, che disputavano con loro. 15 E subito tutta la folla, vedutolo, sbigottì e accorse a salutarlo.

16 Allora egli domandò agli scribi: «Di che cosa discutete con loro?». 17 Ed uno della folla, rispondendo, disse: «Maestro, ti avevo condotto mio figlio che ha uno spirito muto, 18 e dovunque lo afferra, lo strazia ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Così ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non hanno potuto».

19 Ed egli, rispondendogli, disse: «O generazione incredula, fino a quando sarò con voi? Fino a quando vi sopporterò? portatelo da me». 20 Ed essi glielo portarono. Ma appena lo vide, lo spirito lo scosse con violenza, e il fanciullo, caduto a terra, si rotolava schiumando.

21 E Gesù domandò al padre di lui: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli disse: «Dalla sua fanciullezza. 22 E spesso lo ha gettato nel fuoco e nell’acqua per distruggerlo ma, se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». 23 E Gesù gli disse: «Se tu puoi credere, ogni cosa è possibile a chi crede».

24 Subito il padre del fanciullo, gridando con lacrime, disse: «Io credo Signore, sovvieni alla mia incredulità».

25 Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, sgridò lo spirito immondo dicendogli: «Spirito muto e sordo, io te lo comando, esci da lui e non entrare mai più in lui». 26 E il demone, gridando e straziandolo grandemente, se ne uscì. E il fanciullo divenne come morto, sicché molti dicevano: «È morto». 27 Ma Gesù, presolo per mano, lo sollevò, ed egli si alzò in piedi.

28 Or quando Gesù fu entrato in casa, i suoi discepoli lo interrogarono in privato: «Perché non abbiamo noi potuto scacciarlo?». 29 Ed egli disse loro: «Questa specie di spiriti non si può scacciare in altro modo, se non con la preghiera e il digiuno».

(Marco 9)

Marco 9:24 fede incredulità spirito muto

Le parole

Lo spirito è muto, ed il posseduto è afferrato, straziato, schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce.

Gesù lo scaccia con la forza della Sua Parola. E rimprovera i discepoli per non aver abbastanza pregato e digiunato, perchè «Questa specie di spiriti non si può scacciare in altro modo, se non con la preghiera e il digiuno».

Il posseduto è questo mondo. Afferra l’uomo, lo strazia, lo spinge a rinunciare alla bellezza della sua autentica umanità e verità. Ne confonde i sessi ed i generi, lo inganna circa l’autentico valore della vita!

Oggi un figlio come quello della parabola lo avrebbero accompagnato in Svizzera a morire, perchè la sua vita era priva di senso per il mondo, era solo sofferenza, non valeva nulla, non era “degna di essere vissuta”.

Il mondo digrigna i denti, quasi un anticipo del giudizio che attende gran parte di esso (perchè molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti), delo stridore di denti e del pianto che attende chi non crede alla Via, Verità e Vita.

Il mondo si irrigidisce, reagisce rabbioso ai suoi continui fallimenti, al continuo fallire di parole vuote, programmi senza senso, progetti che si attorcigliano su se stessi; come è destinato a fare ogni parola, programma o progetto che vuole salvare l’uomo senza tener conto del progetto originario su di esso, del progetto del Suo Creatore.

Lo spirito è muto, perchè lo Spirito non viene ascoltato, e dove parla si cerca di farlo tacere. Come allora i potenti del mondo politico e spirituale cercavano di far tacere Gesù.

Ma Gesù ancora parla e ci dice: «Se tu puoi credere, ogni cosa è possibile a chi crede».

«Io credo Signore, sovvieni alla mia incredulità».

Amen. 

Dio o Mammona. La scelta

Il testo

24 Nessuno può servire a due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro; oppure sarà fedele all’uno e disprezzerà l’altro; voi non potete servire a Dio e a mammona.

25 Perciò io vi dico: Non siate con ansietà solleciti per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di che vi vestirete. La vita non vale più del cibo e il corpo più del vestito?

26 Osservate gli uccelli del cielo: essi non seminano, non mietono e non raccolgono in granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? 27 E chi di voi, con la sua sollecitudine, può aggiungere alla sua statura un sol cubito? 28 Perché siete in ansietà intorno al vestire? Considerate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; 29 eppure io vi dico, che Salomone stesso, con tutta la sua gloria, non fu vestito come uno di loro. 30 Ora se Dio riveste in questa maniera l’erba dei campi, che oggi è e domani è gettata nel forno, quanto più vestirà voi, o uomini di poca fede?

31 Non siate dunque in ansietà, dicendo: “Che mangeremo, o che berremo, o di che ci vestiremo?”. 32 Poiché sono i gentili quelli che cercano tutte queste cose; il Padre vostro celeste, infatti, sa che avete bisogno di tutte queste cose.

33 Ma cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte.

34 Non siate dunque in ansietà del domani, perché il domani si prenderà cura per conto suo.
Basta a ciascun giorno il suo affanno.

(Matteo 6)

Matteo 6:24 Dio o Mammona scelta

Il commento

La Parola del Vangelo si commenta da sola. Si impone all’anima del credente.

Nessuno può servire a due padroni!

Siamo nel tempo che la ritualità pagana chiama Carnevale. Ed una delle maschere più famose,  Arlecchino, è detta “servo di due padroni”. Servo di nessuno in realtà, una maschera che si barcamena tra truffe, imbrogli e bugie, alla ricerca del proprio interesse e di quello di chi gli dà da mangiare in quel momento.

Quanti Arlecchini ci sono tra noi? Quanti che cercano impossibili compromessi tra i desideri del mondo e del suo principe, vari, variegati, di tutti i colori, desideri “arcobaleno”, come i colori di Arlecchino, desideri pensati per perderci tra le passioni e le futilità; e i chiari, limpidi e semplici desideri di Dio sul nostro conto. Di amore, di misericordia, della nostra salvezza.

Un’altra breve lettura presa dal libro del profeta Isaia per questa Ottava Domenica del tempo Ordinario, l’ultima prima che inizi, mercoledì, il tempo di Quaresima, dice:

14 Ma Sion ha detto: «L’Eterno mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato». 15 «Può una donna dimenticare il bambino lattante e non aver compassione del figlio delle sue viscere? Anche se esse dovessero dimenticare, io non ti dimenticherò».

(Isaia 49)

Egli desidera il meglio per noi che siamo tutti figli delle sue viscere. Non ci abortisce, non ci uccide, non si dimentica di noi! Non compie i nostri abomini! Non ci nega il latte delle sue mammelle! Non ci vende ad altri, perchè siamo suoi!

Ma quando sarà il momento ci giudicherà, su quello che avremo compiuto o non compiuto secondo la Sua Parola.

Nessuno può servire a due padroni!

Perciò non affanniamoci per il domani, non siamo in ansietà per il domani, non ci preoccupiamo oltre misura delle cose di questo mondo, non viviamo come se, questo mondo, dovessimo salvarlo noi! Non è nelle nostre possibilità, non è nostro compito.

Nostro compito è obbedire alla Parola di Dio, ed annunciare questa stessa Parola ovunque ed a chiunque, con la nostra parola, le nostre azioni, la nostra testimonianza, anche e spesso muta, ma fedele e sincera.

Testimonia più un malato che vive con la fede piena e silenziosa il proprio dolore, o un genitore che soffre quello di un figlio, che chi si danna l’anima per cause impossibili, mettendo alla fine se stesso prima dell’opera di Dio che dovrebbe annunciare. Promuovendo se stesso anzichè l’Evangelo.

Che fare, allora, ce lo dice sempre la Parola. Non cercate voi stessi, non cercate i vostri successi, non cercate le vostre soddisfazioni (vale anche se si tratta di “cose di fede” o “religiose”).

Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia,
e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte.

Amen.

Io sono tuo, salvami.

Il testo

LAMED
89 Per sempre, o Eterno, la tua parola è stabile nei cieli. 90 La tua fedeltà dura d’età in età; tu hai stabilito la terra ed essa sussiste. 91 Il cielo e la terra sussistono fino al giorno d’oggi, perché ogni cosa è al tuo servizio. 92 Se la tua legge non fosse stata il mio diletto, sarei già perito nella mia afflizione. 93 Non dimenticherò mai i tuoi comandamenti, perché per mezzo di essi tu mi hai dato la vita. 94 Io sono tuo; salvami, perché ho ricercato i tuoi comandamenti. 95 Gli empi mi insidiano per farmi perire, ma io riguarderò ai tuoi precetti. 96 Ho visto il limite di ogni cosa perfetta, ma il tuo comandamento non ha alcun limite.

Salmi 119:94 salvami

Il commento

Prego molto spesso con il numero 119 del libro dei Salmi. Tra i Salmi quello che trasuda amore, devozione, passione per la Parola di Dio.

In particolare con questa strofa, etichettata con il nome della lettera ebraica Lamed. La lettera che è in mezzo all’alfabeto, la lettera che è al centro della vita. La lettera che indica che un cuore (lev) è veramente sincero solo quando obbedisce alla Parola di Dio e non (ibal) fa quanto questa vieta di fare.

La lettera LAMED rappresenta l’insegnamento e l’intenzione.
La LAMED è una lettera grandiosa che si innalza sopra le altre dalla sua posizione in mezzo all’alfabeto. Per questo essa rappresenta il Re dei Re.

Da un lato della LAMED siede la KAF, che allude al KISSE’ HAKAVOD (il trono glorioso di Dio), dall’altro lato si trova invece la MEM, che allude all’attributo MALCHUT (regno di Dio). Queste tre lettere insieme formano la parola : MELECH (Re) (Otiot Rabbi Akiva).

Il nome LAMED, deriva da LAMAD, che significa sia insegnare che imparare. L’uomo ha il dovere di insegnare la Legge e la Volontà di Dio, ma non può farlo sino a quando non ha acquisito conoscenza. Per questo la l è la più alta lettera dell’alfabeto, suggerendo che il vero talento dell’uomo sta nella sua capacità di imparare ed insegnare.

La lettera LAMED indica direzione, moto a luogo, scopo. Il Talmud dice: uno che saluta un amico non dovrebbe dirgli “LECH BESHALOM” (vai in pace)”, ma “LECH LESHALOM” (vai verso la pace). Una persona di successo va avanti in direzione dei suoi scopi e delle sue intenzioni. (Berachot 64a).

La Torah inizia con la lettera BET e finisce con la lettera LAMED. Si può leggere LEV (cuore) o lBAL (non). Dio ha detto ad Israele: “Figlio mio, se sei guidato da questi due termini – cuore, che rappresenta la sincerità, e non, che rappresenta la coscienza di ciò che si deve evitare, allora hai ubbidito a tutta la Torah” (Otiot Rabbi Akiva).

(da “Alfabeto: prima l’alfabeto” di Gabriele Levy, Comunità ebraica di Casale Monferrato, 1996)

Si dice (l’episodio è ripreso nel film “Luther“) che, quando Lutero entrò in una delle sue crisi, chiedendo al direttore spirituale di indicargli un Dio che potesse amare, questo gli rispondesse di guardare al Cristo, al Crocifisso e di ripetere prostrato di fronte a questo, in forma di preghiera litanica, l’inizio del versetto 94:

Io sono tuo, salvami. Io sono tuo, salvami.”.

Che questa sia la nostra preghiera di tutta la vita. Che la nostra vita sia un continuo affidarci a Cristo ed a Lui solo. Che la nostra vita sia una continua adorazione, in parole, opere, fatti e senza omissione, dei suoi comandamenti e dei suoi precetti.

Amen.

Salati con il fuoco!

Il testo

Chiunque scandalizzerà uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse legata intorno al collo una pietra da mulino e che fosse gettato in mare.

43 Ora, se la tua mano ti è occasione di peccato, tagliala; è meglio per te entrare monco nella vita, che avere due mani e andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile, 44 dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne.

45 E se il tuo piede ti è occasione di peccato, taglialo; è meglio per te entrare zoppo nella vita, che avere due piedi ed essere gettato nella Geenna, nel fuoco inestinguibile, 46 dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne.

47 E se l’occhio tuo ti è occasione di peccato, cavalo; è meglio per te entrare con un occhio solo nella vita, che averne due ed essere gettato nella Geenna del fuoco, 48 dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne.

49 Poiché ognuno deve essere salato col fuoco, e ogni sacrificio deve essere salato col sale. 50 Il sale è buono, ma se il sale diviene insipido, con che cosa gli darete sapore?

Abbiate del sale in voi stessi e state in pace gli uni con gli altri.

(Marco 9)

Marco 9:49 salati con il fuoco sale

Il commento

Ognuno deve essere salato col fuoco, e ogni sacrificio deve essere salato col sale.

La Parola di Dio è il sale della vita.
La Parola di Dio cambia il sapore della vita. Completamente.
Il sale della Parola di Dio si trasforma in un fuoco che ti divora da dentro, che ti spinge ad esaminarti, a cambiare, a convertirti di continuo.
Il sale della Parola di Dio ti fa pensare che è meglio metterti una pietra al collo, tagliarti una mano od un braccio, cavarti un occhio piuttosto che rimanere così come sei, e rischiare di perdere tutto per l’eternità.
Perchè è l’eternità quella che conta, solo l’eternità che siamo chiamati a trascorrere quando saremo di nuovo riuniti con Dio.

Certo, all’eternità ci arriviamo tramite il contingente, tramite i giorni di questa vita terrena, tramite il provvisorio di questo mondo. Ma è lì che puntiamo, all’eternità da trascorrere nella pace, nella gioia, senza lacrime, assieme al Nostro Signore. E allora sentiamo vere le parole di Gesù nel Vangelo. Che ti serve avere tutto, avere ogni cosa in questo mondo, se poi perdi la tua anima?

È lì che puntiamo… a salvarci l’anima tramite l’obbedienza piena alla Parola di Dio… o no?

Esaminiamoci. Se la Parola di Dio che ascoltiamo oggi, è sempre quella, se la ascoltiamo o peggio la annunciamo con distrazione, se la condiamo con i soliti discorsi, se cerchiamo le solite scuse per pararci dalle nostre mancanze, o nemmeno la ascoltiamo, nemmeno sentiamo in noi il desiderio di condividerla, se ripetiamo dal pulpito o dall’ambone sempre le stesse cose, se invece del fuoco la nostra anima prova solo un rassicurante tepore, se il sapore della nostra vita è quello di chi cucina senza sale, senza spezie, tutto uguale…

Beh, forse, allora, stiamo sbagliando qualcosa. Forse è meglio che iniziamo a cercare una cesoia. Forse è tempo di potare qualcosa via dalla nostra esistenza. Perchè siamo sciapi.

Gli sciapi, i tiepidi, quelli che si credono già purificati, corrono grande rischio. Potiamo via qualcosa, perchè la nostra fede ricresca, si rinvigorisca. Compriamo delle spezie, del sale, ascoltando la Parola di Dio. Perchè Egli è qui. E bussa alla nostra porta.

14 «E all’angelo della chiesa in Laodicea scrivi:

queste cose dice l’Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della creazione di Dio.
15 Io conosco le tue opere, che tu non sei né freddo né caldo. Oh, fossi tu freddo o caldo! 16 Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né caldo, io sto per vomitarti dalla mia bocca.
17 Poiché tu dici: “Io sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di nulla”; e non sai invece di essere disgraziato, miserabile, povero, cieco e nudo.
18 Ti consiglio di comperare da me dell’oro affinato col fuoco per arricchirti, e delle vesti bianche per coprirti e non far apparire così la vergogna della tua nudità, e di ungerti gli occhi con del collirio, affinché tu veda.
19 Io riprendo e castigo tutti quelli che amo; abbi dunque zelo e ravvediti.

20 Ecco, io sto alla porta e busso; se qualcuno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui, e cenerò con lui ed egli con me.
21 A chi vince concederò di sedere con me sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi sono posto a sedere col Padre mio sul suo trono.

22 Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese».

(Apocalisse 3:14-22)

Chi ha orecchi,

ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese.

 

Voi siete di Cristo e Cristo è di Dio

Il testo

1 Or io, fratelli, non ho potuto parlare a voi come a uomini spirituali, ma vi ho parlato come a dei carnali, come a bambini in Cristo.

2 Vi ho dato da bere del latte, e non vi ho dato del cibo solido, perché non eravate in grado di assimilarlo, anzi non lo siete neppure ora, perché siete ancora carnali. 3 Infatti, poiché fra voi vi è invidia, dispute e divisioni, non siete voi carnali e non camminate secondo l’uomo?

4 Quando uno dice: «Io sono di Paolo», e un altro: «Io sono di Apollo», non siete voi carnali? 5 Chi è dunque Paolo e chi è Apollo, se non ministri per mezzo dei quali voi avete creduto, e ciò secondo che il Signore ha dato a ciascuno? 6 Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere. 7 Ora né chi pianta né chi annaffia è cosa alcuna, ma è Dio che fa crescere. 8 Così colui che pianta e colui che annaffia sono una medesima cosa, ma ciascuno riceverà il proprio premio secondo la sua fatica.

9 Noi siamo infatti collaboratori di Dio; voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio. 10 Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come savio architetto io ho posto il fondamento, ed altri vi costruisce sopra; ora ciascuno stia attento come vi costruisce sopra, 11 perché nessuno può porre altro fondamento diverso da quello che è stato posto, cioè Gesù Cristo. 12 Ora, se uno costruisce sopra questo fondamento con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, stoppia, 13 l’opera di ciascuno sarà manifestata, perché il giorno la paleserà; poiché sarà manifestata mediante il fuoco, e il fuoco proverà quale sia l’opera di ciascuno. 14 Se l’opera che uno ha edificato sul fondamento resiste, egli ne riceverà una ricompensa, 15 ma se la sua opera è arsa, egli ne subirà la perdita, nondimeno sarà salvato, ma come attraverso il fuoco.

16 Non sapete voi che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? 17 Se alcuno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui, perché il tempio di Dio, che siete voi, è santo.

18 Nessuno inganni se stesso; se qualcuno fra voi pensa di essere savio in questa età, diventi stolto affinché possa diventare savio. 19 Infatti la sapienza di questo mondo è follia presso Dio, poiché sta scritto: «Egli è colui che prende i savi nella loro astuzia»; 20 e altrove: «Il Signore conosce i pensieri dei savi e sa che sono vani».

21 Perciò nessuno si glori negli uomini, perché ogni cosa è vostra: 22 Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, le cose presenti e le cose future; tutte le cose sono vostre.

23 E voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.

(1 Corinti 3)

1 Corinti 3:23 Voi siete di Cristo e Cristo è di Dio

Il commento

Nel corso di questa settimana avrei dovuto avere una occasione di dialogo con dei giovani sul tema della comunità cristiana e delle sue divisioni, tra cattolici, riformati, ortodossi… tra quelli che sono di Paolo, di Cefa, di Apollo…

Non c’è stato modo purtroppo, vedremo la prossima, ma quindi il tema di questo capitolo 3 della lettera ai Corinti, che oggi viene proposto nel culto domenicale, è stato molto presente nella mia preghiera, ed ho cercato di essere docile al suo ascolto.

Docile, si. Aggettivo desueto, direbbe alcuno, ma forse questo aggettivo desueto esprime l’unico atteggiamento giusto che si possa avere nei riguardi della Parola di Dio.

Docile, mansueto, occorre essere di fronte alla Parola che incessantemente ti provoca, ti interroga, ti sferza, a volte ti ferisce come spada a doppio taglio (la bellissima immagine di Ebrei, la spada che ferisce a morte ed assieme ti dà modo di risorgere dalla stessa).

Tra poco mi recherò al culto domenicale, e voglio portare con me questa immagine. Perchè nella mia più profonda realtà, anche quando faccio apparentemente la professione di fede più roboante, con le parole tutte al posto giusto, dentro di me, in fondo, so che c’è quell’uomo carnale di cui si parla in questa lettura. Quello la cui carne, nel suo peccato, cerca una via di fuga, una scusa, un modo di scampare a quel fuoco che mi arde dentro, e che so, però, che non mi risparmierà, e a quello spada tagliente, che so che mi ferirà a morte. E non è bello per il nostro, per il mio corpo mortale, saperlo, che sarò ferito a morte, che parte di me sarà arsa, bruciata, che tanti castelli costruiti con la carta e con la paglia sulle mie professioni di fede, il Signore li farà svanire in un battibaleno abbacinandomi con la Sua Verità.

Ma è bello, è bellissimo però sapere, ed è quello che mi dà la più grande consolazione, che nella mia miseria, Dio mi ha scelto per essere il Suo Tempio, perchè almeno ci provi, a mostrargli che ne sono capace, che mi sforzo per Lui, per testimoniare Lui, la Sua Parola di Verità, la Sua Parola che è Via, Verità e Vita.

Perchè, sia questa la professione di fede di oggi, semplice, forte, lineare, tutta di Parola:

Io sono di Cristo, e Cristo è di Dio.

Grazie Signore.

Avvenga di me secondo la Tua Parola.

Amen.

La vergogna di Lui sia la nostra vergogna

Il testo

34 Poi chiamata a sé la folla con i suoi discepoli, disse loro:

«Chiunque vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua, 35 perché chiunque vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per amor mio e dell’evangelo, la salverà.

36 Che gioverà infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde l’anima sua? 37 O che cosa potrebbe dare l’uomo in cambio dell’anima sua?

38 Perché chi si vergognerà di me e delle mie parole, in mezzo a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo, con i santi angeli».

Marco 8:38 Vergogna

Il commento

Ho scelto volutamente, oggi, di evidenziare come parola chiave del testo del Vangelo secondo Marco che ci viene proposto per la preghiera quotidiana, la parola “vergogna” e il versetto 38 di questo famosissimo brano.

Di solito viene evidenziata la parola “croce”, e giustamente direi vista la centralità della Croce del Signore per la nostra salvezza e per la storia complessiva dell’umanità.

Ma io vedo in giro tanta, troppa vergogna. Vergogna di dirsi cristiani, come se questo fosse un qualcosa di demodè, di scontato di non à la page!

Come se cristiano fosse sinonimo di arretrato, conservatore, più o meno bigotto, di uomo o donna che non si sanno divertire o rifuggono dai piaceri della vita.

Guai poi se aggiungi a “cristiano” la qualifica di biblico!

Allora sei anche qualcuno che affida la propria vita a fandonie e racconti di vario genere (alcuni per carità anche belli, poetici, sensibili, romantici…) scritti quattro o cinquemila anni fa.

E pazienza se abbiamo più manoscritti della Bibbia che della Divina Commedia, e se i testi neotestamentari sono infinitamente più recenti di quello che si legge, ed i più studiati ed esaminati, (concordi al 95% oltretutto) della storia dell’umanità!…

La vergogna, fratelli e sorelle, nei riguardi dell’essere cristiani, fedeli alla Parola di Dio, sine glossa, senza aggiunte od omissioni per dirla alla Francesco di Assisi, è un sentimento che non ha diritto di cittadinanza!

Rileggetevi il primo capitolo della lettera ai Romani, e sottoscrivetelo, ma soprattutto vivete come dice l’apostolo Paolo.

Io infatti non mi vergogno del vangelo, poiché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco. È in esso che si rivela la giustizia di Dio di fede in fede, come sta scritto: Il giusto vivrà mediante la fede. 

(Romani 1,16)

Lasciate da parte le fole dei Greci questo mondo, le sapienze vane e vacue, le filosofie esperienziali, anche se hanno uno sfondo vagamente religioso, sapienziale e romantico (e, scusate la divagazione, mi viene da pensare alle canzonette ed ai video che hanno vinto Sanremo, che sono perfettamente a tema, ai tanti buddisti “di accatto” di cui questo paese, specie ai nostri tempi, è pieno, ai sincretismi facili di cui anche tanti più o meno sommi sacerdoti di oggi si fanno portavoce con perniciosissima indulgenza…).

Lasciate da parte gli spiritualismi e le ricerche di prodigio dei Giudei, i predicatori che vogliono stupirvi con effetti speciali, quelli che si propongono come messia o vi propongono di aspettarne un altro (è già venuto, e non ve ne sarà un altro!), quelli che mettono la scienza, la tecnica ed il progresso come fautori della “vera” rivoluzione (ci sono sempre stati, e la storia del mondo li espelle con la stessa facilità con cui li crea), quelli che sanno esattamente quando sarà Armageddon, in che data esatta (ma ogni tanto la cambiano!), cosa succederà in quel momento…

Noi non sappiamo nè il giorno ne l’ora, non possiamo aggiungere nemmeno un millesimo di secondo al tempo terreno che l’Eterno ha stabilito per noi o per i nostri cari o per chiunque.

Però sappiamo che ci sarà un giorno in cui Egli verrà nella gloria del Padre suo, con i santi angeli.

Che non sia piuttosto Lui ad avere vergogna di noi.

Avete conosciuto il Cristo? Avete conosciuto la Sua Parola?

Vergognatevi piuttosto voi, vergognatevi di voi stessi se nonostante tutto questo l’avete rigettata, o vivete come se Egli, come se Questa non esistesse!

Vergognatevi se credete ad altri evangeli, ad altri messaggi… vergognatevi e temete. Voi vergognatevi e chi predica altri messaggi spacciandoli per evangelo, sia maledetto, come dice ancora l’Apostolo delle genti.

6 Mi meraviglio che da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, passiate così presto ad un altro evangelo, 7 il quale non è un altro evangelo; ma vi sono alcuni che vi turbano e vogliono pervertire l’evangelo di Cristo. 8 Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi predicasse un evangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia maledetto. 9 Come abbiamo già detto, ora lo dico di nuovo: Se qualcuno vi predica un evangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia maledetto.

(Galati 1)

E già sento le solite voci… Un cristiano non maledice…

Vero, un cristiano non maledice, è il Cristo che maledice, è il Verbo, è la Parola di Dio che maledice che annuncia il destino di sventura che attende nell’eternità chi vive come se i comandi dell’Eterno fossero cessati, chi si fabbrica un Dio a propria immagine e somiglianza, un idolo, un vitello d’oro o di altra materia, invece di salire sulla Croce ad immagine e somiglianza di quanto ha fatto Lui, di quanto ha fatto Dio, nella persona del Figlio, per la nostra salvezza.

Vero, un cristiano non maledice, si limita a ricordare al mondo la Parola che spiega la differenza tra essere benedetto ed essere maledetto. Perchè, dice quel meraviglioso testo sul giudizio finale che è Matteo 25 (versetti 31-46), citatissimo dai buonisti di tutte le razze e le specie con le (in)opportune modifiche e gli (in)opportuni adattamenti, ci sarà la vita eterna per i giusti, ma anche le pene eterne ed il fuoco eterno per chi, conoscendo la volontà di Dio come è contenuta nella Sua Parola, avrà diversamente vissuto, si sarà diversamente comportato.

Un cristiano non maledice, ma neppure benedice, si limita a invocare la benedizione di Dio, o riconosce come benedetto chi è capace di vivere come la Parola di Dio ci insegna.

Solo e soltanto Dio benedice o maledice in modo efficace. 

Concludiamo tornando al Vangelo.

Chiunque vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua, perché chiunque vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per amor mio e dell’evangelo, la salverà.

Benedetto da Dio chi rinnega se stesso, prende la Sua Croce e lo segue. Maledetto da Dio chi pur di non perdere la vita terrena che crede sua, quella Croce se la scrolla dalle spalle, o la mette sulle spalle altrui, o distoglie e fa distogliere da essa lo sguardo di chi gli è affidato.

Io non mi vergogno del vangelo, poiché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco.

Io non mi vergogno del vangelo, perchè so che è la mia sola via di salvezza. Il solo cammino che voglio percorrere. Il sentiero antico di cui parla il profeta Geremia, quello della fedeltà assoluta alla Sua Parola.

Che il Signore accresca la mia fede, perchè ne sia capace, secondo la Sua volontà. 

Amen.

Il senso delle cose in una domanda

Il testo

27 Poi Gesù con i suoi discepoli, se ne andò per le borgate di Cesarea di Filippo; e lungo il cammino interrogò i suoi discepoli, dicendo loro: «Chi dice la gente che io sia?». 28 Essi risposero: «Alcuni Giovanni Battista, altri Elia, ed altri uno dei profeti». 29 Ed egli disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». E Pietro, rispondendo, gli disse: «Tu sei il Cristo». 30 Allora egli intimò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. 31 Poi cominciò a insegnare loro che era necessario che il Figlio dell’uomo soffrisse molte cose, fosse riprovato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi e fosse ucciso, e dopo tre giorni risuscitasse. 32 E parlava di queste cose apertamente. Allora Pietro, lo prese in disparte e cominciò a riprenderlo. 33 Ma egli, voltatosi e riguardando i suoi discepoli, sgridò Pietro, dicendo: «Vattene lontano da me, Satana, perché tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini».

(Marco 8)

Marco 8:29 Ma voi chi dite che io sia? Il senso

Il commento

Il senso di tutto, di tutte le cose, in una semplice, piccola domanda.

Ma voi chi dite che io sia?

Se rispondiamo che Egli è il Cristo, è il Figlio di Dio, siamo certo nel giusto. Ma ci vuole poco a pervertire la nostra risposta, come la nostra vita. Ci vuole pochissimo a fare come Pietro, non uno qualsiasi dei dodici, ed a cedere alle lusinghe del pensiero del mondo. Per cercare onori, interessi, riconoscimenti, ricchezze, o semplicemente i propri piaceri e i propri comodi.

E se lo si fa, il senso delle cose di Dio si perde, e si acquista quello del principe di questo mondo, quello del satana, quello del suo apparente avversario. Intendiamoci. Apparente per Dio, che certo non lo teme e lo ha relegato per gli inferi. Ma reale per noi, perchè cerca di farci decadere dall’immagine di Dio di cui siamo portatori, con ogni mezzo e in ogni tempo.

Gesù nel Vangelo del giorno appare cacciare Pietro. Ma in realtà è Pietro stesso che si allontana da Lui, pensando secondo le logiche umane, e non secondo la logica della Parola di Dio che dice: Sia fatta la Tua volontà.

Guardare in alto. Primo e secondo tempo

Il testo

22 Poi venne a Betsaida; e gli portarono un cieco, pregandolo di toccarlo. 23 Allora preso il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli sputato sugli occhi e impostegli le mani, gli domandò se vedesse qualcosa. 24 E quegli, alzando gli occhi, disse: «Vedo gli uomini camminare e mi sembrano alberi». 25 Allora gli pose di nuovo le mani sugli occhi e lo fece guardare in alto; ed egli recuperò la vista e vedeva tutti chiaramente. 26 E Gesù lo rimandò a casa sua, dicendo: «Non entrare nel villaggio e non dirlo ad alcuno nel villaggio».

(Marco 8)

Marco 8:25 Guardare in alto

Il commento

La guarigione del cielo di Betsaida, raccontata in Marco 8:22-26, mi ha personalmente sempre colpito per il suo svolgersi “in due tempi”, se così si può dire.

Nel primo tempo, Gesù gli prende le mani (e il cieco si fida, si lascia guidare, non era così facile o scontato a pensarci), lo conduce fuori dal villaggio, gli sputa sugli occhi e gli impone le mani.

La prima chiamata di Dio spesso accade in questo modo. L’uomo è reso cieco dal suo peccato e dal suo orgoglio, Dio lo invita alla fede, gli dice “fidati”, “seguimi”, “porgimi le tue mani”. Lo chiama poi ad uscire da sè, dai suoi luoghi di tutti i giorni, dalle sue credenze, dalle sue convinzioni; convinzioni che nemmeno sono sue spesso. Sono imposte dall’ambiente, suggerite dal desiderio del “quieto vivere”.

Pensateci:

Gesù non avrebbe potuto guarirlo e basta?
E non avrebbe potuto guarirlo nel suo villaggio?
Così oltretutto tutti avrebbero più facilmente visto, e magari si sarebbero convertiti?
Noi probabilmente avremmo fatto così.

Uscito che il cieco è dal villaggio, Gesù gli sputa sugli occhi.
Altro gesto simbolico. È come “peggiorare” la sua cecità! Già non ci vede, Gesù aggiunge il suo sputo. Ma significa, è come dire all’uomo: tu devi essere completamente cieco alle lusinghe ed al “credo” di questo mondo. Tu devi avere in te la mia vita! Tu devi ascoltare la mia voce, che esce dalla mia bocca, come questo sputo.
E gli impose le mani, il gesto della donazione dello Spirito, il gesto che indica la potenza di Dio che esce da Questo ed è capace di cambiare l’uomo.

Alla fine del “primo tempo”. della prima parte del processo di conversione, l’uomo inizia a vedere, vede degli uomini che camminano, vede che sono in piedi, gli sembrano alberi.
Ma ancora non vede chiaramente.
Il Signore però vede la sua disponibilità a cambiare, vede la sua disponibilità alla fede, e passa al secondo momento.

Il secondo momento è quello del completamento della sua conversione, della fede piena, della fede ritrovata.

Allora gli pose di nuovo le mani sugli occhi e lo fece guardare in alto; ed egli recuperò la vista e vedeva tutti chiaramente.

Gesù gli pone di nuovo le mani sugli occhi, e lo invita a guardare in alto, a guardare il mondo, direbbe Paolo, tenendo gli occhi fissi su Gesù, autore e perfezionatore, compitore della nostra fede (cfr. Ebrei 12:2).

…ed egli recuperò la vista e vedeva tutti chiaramente.

Convertiti che siamo al Cristo, rivestiti di Lui, per il dono della fede, per il dono dello Spirito, allora vediamo tutti chiaramente. Vediamo chi è per Lui, con Lui, in Lui e chi no. Cerchiamo la compagnia dei primi e rigettiamo quella dei secondi, che chiamiamo a conversione ma che, se rifiutano, lasciamo alla responsabilità delle loro scelte.

Perciò…

Gesù lo rimandò a casa sua, dicendo: «Non entrare nel villaggio e non dirlo ad alcuno nel villaggio».

Gesù lo rimandò a casa sua, che era la casa del Padre comune, perchè chi si converte al Figlio, diventa figlio nel Figlio, può dire Padre Nostro. Resta nella famiglia umana, resta nel mondo, ma non appartiene più ad esso. Appartiene a Dio.

Perciò Egli manda il cieco a casa sua, ma gli dice “non entrare nel villaggio”. Non entrarci perchè in realtà non è più tuo, e tu non sei più parte della città degli uomini, ma sei parte della città di Dio.

E non drlo ad alcuno, perchè tutti sanno che eri cieco, tutti ora vedono che hai recuperato la vista, tutti sanno che questo è avvenuto perchè hai aderito al dono della fede, ed hai scelto di vedere non più semplicemente con i tuoi occhi, ma con i tuoi occhi che Io ti ho fatto aprire davvero.

Chi, nonostante abbia visto quanto avvenuto, abbia visto il Cristo, abbia avuto il dono delle Scritture, conosca la Rivelazione, continua a guardare la realtà con gli occhi del suo piccolo villaggio, negli spazi ristretti del suo cuore, con quelle fessure che chiama occhi, che guardano senza vedere, costui, o costei, è il vero cieco.

Fai come me. Non continuare a parlare per ogni dove, ad annunciare a chi rifiuta con ostinazione la Rivelazione. Scuoti i tuoi sandali, scuoti i tuoi calzari, getta via la polvere, e và altrove ad annunciare il Regno di Dio. Và altrove ad insegnare a guardare la realtà ed il mondo con i miei occhi, con la vista dell’Eterno.

Il primo tempo è Adamo, sono Adamo ed Eva, rivestiti di tuniche di pelle dall’Eterno (cfr. Genesi 3:22), perchè nonostante il peccato possano camminare per il mondo, cerchino di vederlo con gli occhi dell’Eterno, ora che conoscono il bene ed il male.

Il secondo tempo è il Cristo, è l’uomo nuovo, è l’uomo rivestito non più di semplici tuniche di pelle, ma chiamato a rivestirsi di Dio stesso, della Sua Parola.

La Creazione, poi la Nuova Creazione.

Non ci sarà un terzo tempo. Ci sarà il tempo del giudizio.
Ma quello è fuori dai nostri confini spazio temporali, è fuori dal tempo che conosciamo o crediamo di conoscere. Non ne sappiamo, e nessuno ne può sapere, nè il giorno, nè l’ora. Ma sappiamo che ci sarà.

Che il Signore ci trovi con gli occhi bene aperti, bene aperti sulla Sua Parola, rivolti verso l’alto, rivolti verso di Lui, rivolti verso il Cristo.

Non perdiamo tempo a guardare verso il basso, non ci perdiamo nelle meschinità umane, non facciamo come quel popolo dalla dura cervice che, dice il profeta, chiamato a guardare in alto, non sa sollevare lo sguardo (cfr. Osea 11:7)!

Non ci interessino le lusinghe del mondo, perchè non gli apparteniamo; non ci perdiamo nelle beghe del villaggio degli uomini vecchi, perchè siamo divenuti uomini nuovi, abbiamo ricevuto con lo Spirito il dono di una vista nuova.

Guardiamo in alto! E seguiamolo.

Amen. 

Perchè discutete? Non capite ancora e non intendete?

Il testo

16 Ma essi discutevano fra di loro dicendo: «Noi non abbiamo pane».

17 Accortosene, Gesù disse loro: «Perché discutete sul fatto che non avete pane? Non capite ancora e non intendete? Avete il vostro cuore ancora indurito? 18 Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate?

19 Quando spezzai i cinque pani per i cinquemila, quante ceste piene di pezzi avete raccolto?». Essi dissero: «Dodici». 20 «E quando spezzai i sette pani per i quattromila, quanti panieri pieni di pezzi raccoglieste?». Ed essi dissero: «Sette».

21 Ed egli disse loro: «Come, ancora non capite?».

(Marco 8)

Marco 8:17-18 Perchè discutete? Non capite ancora?

Il commento

Un monito rivolto a noi direttamente, quello della Parola di Dio, del Vangelo secondo Marco, proposto nel martedì della sesta settimana del tempo ordinario.

Un monito a considerare il tesoro che abbiamo, il tesoro della Paroladi Dio, il tesoro dei suoi comandamenti.

Beato l’uomo che li medita giorno e notte, beato l’uomo che solo fa luce dei suoi passi la Sua Parola, beato l’uomo che spezza di continuo il pane dei suoi insegnamenti, che versa nella coppa della sua vita,il vino dei suoi precetti, che ama più di ogni altra cosa i suoi moniti, che vive nel santo timore, che si fa gioia eterna nella consapevolezza di essere dietro di Lui, di essere disposto a scomparire perchè Egli cresca, che si lascia bruciare dal fuoco del Suo Santo Spirito di amore e di misericordia.

Beato me, se sono capace di vedere nella mia vita quante volte Egli ha moltiplicato i miei pochi pani e gli scarsi pesciolini che sono stato capace di metterli a disposizione. Beato me, se come la povera vedova, le mie poche cose sono state capace di odnarle con gioia, se quando mi è stato richiesto sono stato capace di donare anche quello che in quel momento ritenevo tutto ciò che avevo per vivere.

Beato me, beati noi, se siamo stati e siamo servi inutili, servi senza pretese, servi per amore. Servi dell’unica Parola veramente degna di essere pronunciata su questa terra.

Ogni giorno abbiamo con noi la Sua Parola che è Via Verità e Vita.

E allora?

Perché discutete sul fatto che non avete pane? Non capite ancora e non intendete? Avete il vostro cuore ancora indurito? 18 Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate?

Perchè, Signore?

Illumina gli occhi del nostro cuore
e della nostra mente, Signore.

Te ne preghiamo Signore.

Amen.