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La verità scomparsa dalla loro bocca

La verità scomparsa dalla loro bocca

Il testo del profeta Geremia ci descrive con un realismo ed una attualità propria di una Parola eterna, tanto il comando di Dio, ossia quanto dovremmo fare per star bene, per vivere serenamente, tanto quanto nella nostra realtà di peccatori, nella nostra realtà mondana, ci troviamo a vivere.

La Parola – Cosa comanda

23 Questo comandai loro: “Ascoltate la mia voce, e io sarò il vostro DIO e voi sarete il mio popolo; camminate in tutte le vie che vi ho comandato, perché siate felici“.

24 Ma essi non ascoltarono né prestarono orecchio, ma camminarono secondo i consigli e la caparbietà del loro cuore malvagio, e andarono indietro e non avanti.

25 Dal giorno in cui i vostri padri uscirono dal paese d’Egitto fino a quest’oggi, vi ho mandato tutti i miei servi, i profeti ogni giorno con urgenza ed insistenza. 26 Essi però non mi hanno ascoltato né hanno prestato orecchio, ma hanno indurito la loro cervice e si sono comportati peggio dei loro padri. 27 Perciò tu dirai loro tutte queste cose, ma non ti ascolteranno; li chiamerai, ma non ti risponderanno.

La Parola – L’accusa dei peccati

28 Così dirai loro: “Questa è la nazione che non ascolta la voce dell’Eterno, il suo DIO, né accetta correzione; la verità è scomparsa ed è stata eliminata dalla loro bocca“.

29 Tagliati i capelli e gettali via, e intona sulle alture un lamento, perché l’Eterno ha rigettato e abbandonato la generazione della sua ira. 30 I figli di Giuda hanno fatto ciò che è male ai miei occhi», dice l’Eterno.

«Hanno collocato le loro abominazioni nel tempio in cui è invocato il mio nome, per contaminarlo. 31 Hanno edificato gli alti luoghi di Tofet, che è nella valle del figlio di Hinnom, per bruciare nel fuoco i loro figli e le loro figlie, cosa che non avevo comandato e che non mi era mai venuta in mente.

32 Perciò ecco, vengono i giorni», dice l’Eterno, «nei quali non si chiamerà più “Tofet” né “la Valle del figlio di Hinnom”, ma “la Valle del massacro”, e si seppelliranno i morti in Tofet, perché non ci sarà spazio altrove. 33 I cadaveri di questo popolo diverranno così pasto per gli uccelli del cielo e per le bestie della terra, e nessuno li spaventerà. 34 Farò cessare nelle città di Giuda e nelle vie di Gerusalemme le grida di allegrezza e le grida di gioia, la voce dello sposo e la voce della sposa, perché il paese diventerà una desolazione».

(Geremia 7)

Geremia 7:28 La verità scomparsa dalla loro bocca
Geremia 7:28 La verità scomparsa dalla loro bocca

Il comando di Dio

Il comando di Dio è semplice, lapidario. Ascoltate la mia voce,… camminate in tutte le vie che vi ho comandato…

Ovvero ascoltate la mia Parola, rivelata nella Scrittura, profetizzata da uomini coraggiosi come Geremia, incarnata alla fine nel mio Figlio prediletto.

Camminate in tutte le vie che vi ho comandato, ovvero non lasciate il sentiero antico della fedeltà alla Bibbia, per prestare fede a mille vie e nuovi Evangeli che non faranno altri che portarvi alla distruzione, alla valle del massacro.

I luoghi del tradimento

Anche i luoghi del tradimento indicati nel brano di Geremia 7 sono significativi per i nostri tempi. Si tratta dei luoghi dove gli uomini celebrano le loro abominazioni, e del Tofet, dove sacrificano i loro figli.

Significativi. Si tratta dei luoghi dove gli uomini annullano, meglio, credono di annullare il loro essere maschi o femmini per compiere atti che sono contro la loro natura e contro la Parola di Dio. Luoghi significativi, badate, non perchè si parla di sesso e noi, fedeli alla Parola di Dio, siamo fissati con il sesso!, ma perchè si parla del corpo, della nostra verità più intima, di quella dove è più intimamente contenuto il nostro essere immagine di Dio, incompiuta. Incompiuta in noi, ma compiuta nel Cristo, nel Figlio, per chi sa essergli fedele, secondo quanto Egli stesso ha stabilito per ognuno di noi.

E si tratta poi dei nostri figli, comprati, venduti, sfruttati, ridotti ad oggetto ed a mercanzia, considerati un nostro diritto anzichè un dono di Dio.

L’ambiente umano tradito

Facciamo attenzione, perchè si sta compiendo con i nostri figli lo stesso comportamento peccaminoso già avuto con la Creazione, con l’ambiente, di cui tanti a sproposito si riempiono la bocca. Prima abbiamo ridotto a merce quello, lo abbiamo sfruttato, compromesso, rovinato.

E’ di pochi giorni fa la notizia della morte della barriera corallina certificata dai biologi. Molto significativa, come lo scioglimento dei ghiacci perenni, la sparizione di specie animali e vegetali. In virtù di un equilibrio spezzato dai nostri stolidi miti della crescita, del progresso, delle scienze, umane e non, che pretenderebbero di spiegarci chi siamo e dove andiamo.

Dopo l’ambiente, che abbiamo creduto nostro di cui ci siamo ritenuti padroni, anzichè quello che siamo, semplici custodi, ora stiamo compiendo le stesse scellerate scelte con quelle che crediamo le nostre nuove generazioni, ma di cui siamo semplici responsabili, perchè, lo ripeto, sono un dono che ci è affidato per aiutarli, e non un bene cui abbiamo diritto!

Chi siamo?

Chi siamo?

Siamo immagine di Dio, maschio o femmina, creati, disobbedienti all’Eterno fin dal principio, redenti dal Suo Figlio, dalla Sua Parola, dal Suo Verbo Incarnato. Ma la verità su quel che siamo sembra scomparsa dai nostri orizzonti.

Dove andiamo?

Andiamo dove Egli ha stabilito. I giusti, ovvero coloro che osservano la Sua Parola, alla salvezza eterna. E gli empi, ovvero coloro che della Sua Parola se ne fanno beffe, in tutto o in parte, all’eterna dannazione, verso la valle del massacro. Ma la verità su dove andiamo, sulla Via che è una, e solo quella, sembra scomparsa dalle nostre scelte quotidiane.

Così andiamo verso un massacro che già si sta profilando, sotto i nostri disattenti occhi, troppo concentrati su quel microcosmo che è la nostra vita terrena, del tutto distratti dal luogo eterno da dove veniamo e dove siamo, tutti, nessuno escluso!, di nuovo diretti.

Ascoltiamo di nuovo la verità scomparsa.

Ascoltate la mia voce, e io sarò il vostro DIO e voi sarete il mio popolo; camminate in tutte le vie che vi ho comandato, perché siate felici“.

“Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.

Un blog. Due conti. La vita come i social.

Un blog di servizio

Questo che mi sforzo di scrivere ogni giorno è un blog di servizio.

Il mio servizio anzitutto.

Il servizio alla Parola di Dio, prima di tutto, che in questo blog propongo a chi mi legge per la lettura, l’ascolto, la preghiera.
Tre dimensioni che devono andare insieme.

Perchè si può leggere senza ascoltare, acculturarsi, ma rimanere degli sventurati in preda al proprio orgoglio.

Perchè si può leggere ed ascoltare ma senza pregare, ma rifiutarsi di sottomettersi a Dio ed alla Sua Parola. Ed io non vorrei mai essere parte di costoro, perchè la loro rovina sarà grande.

Il servizio a chi? Ai miei fratelli ed alle mie sorelle che leggono questo blog. E che sono tanti. Era tanto tempo che non leggevo le statistiche e, confesso, mi hanno un po’ turbato.

Una media di quasi duecento visitatori unici e tremilacinquecento pagine viste ogni giorno.

Le conversioni

Da tecnico del web e del marketing mi chiedo, e mi viene da sorridere: “ma quante conversioni saranno?“.

In gergo tecnico la conversione è quando un utente del tuo sito, costruito solitamente con finalità commerciali, compie l’azione che gli hai proposto nella chiamata all’azione (in inglese call to action CTA). Per esempio fa un acquisto, o ti invia una e-mail.

Ma le motivazioni di questo blog sono altre, qui non si “vende” nulla; e qui, per fortuna, le conversioni eventualmente non le misuro io!!! Posso solo sperare che ci siano, e che siano conversioni non a quello che scrivo io, ma a quello che dice la Parola di Dio e quello che questa propone.

Le liste

Sempre rimanendo con la terminologia in ambito di social e di marketing vanno molto di moda le liste. Quelle tipo “10 modi per fare questo” o “7 modi per farlo meglio“, o anche, perchè no, “5 motivi per farlo più spesso” (non i panini col formaggio!).

Oggi notavo che ora ci sono proposte di liste anche in ambito “di fede”: “7 modi di riformare la chiesa“, ho letto oggi, in inglese; “10 parole da non usare in un sermone” ho visto pure da qualche parte.

Lapsus freudiano, mi sono chiesto, quello di chi ha scritto questa ultima? Perchè non ho potuto fare a meno di pensare alle Dieci Parole, ai Dieci comandamenti di Dio.

In effetti, per chi pensa che la chiesa sia una specie di organizzazione sociale chiamata ad avere successo di pubblico e nel mondo, la cosa sta in piedi.

Non commettere adulterio” non è mai stato così impopolare?
Che problema c’è!

Annacqualo, spezzettalo, frantumalo in mille pezzi, chiama bianco il nero e nero il bianco, travesti (per venire all’attualità) le dark room, le stanze nere, in posti al sole, pure coi finanziamenti e i benefici fiscali, trasforma i demoni del peccato in angeli di luce, chiama chi si prostituisce terapista sessuale, fai pagare le tasse ai ed alle professionist* del settore (scusate ma qui si che l’asterisco ci sta bene!).
Anche se io farei pagare piuttosto il 33% di IVA ai ed alle clienti…

Trasforma l’educazione sessuale dei bambini in addestramento al piacere solitario; perchè così ci vogliono i potenti di questo mondo; soli, solipsisti, chiusi nel consumo di se stessi e delle cose, dei propri corpi, delle proprie menti e delle proprie immagini; sempre a pensare di compare questo o quello, qualcuno o qualcuna, un vibratore, un figlio, una pillola anticoncezionale, un utero… Facendo infiniti selfie di sè stessi, volti ritratti come genitali che non sanno più chi li ha generati alla vita e che sono chiamati essi stessi a generare vita, che quella è la loro vera grandezza, non la lunghezza del loro  pene o il numero dei loro orgasmi!

La non rivoluzione

Rivoluzione sessuale, la chiamavano e la chiamano questa, la rivoluzione del “’68”, quella di quei venduti (al mercato ed alle sue logiche) che sono oggi al potere nella maggioranza dei governi occidentali.

Ma quale rivoluzione sessuale! Siamo sempre alle solite; perchè nulla cambi nella gestione dei poteri che veramente contano, si spinge la gente a cambiare nel suo privato e a credere che quella sia la vera rivoluzione.
Perchè scenda in piazza con le piume ed i lustrini del “pride” e non per il pane o la giustizia fiscale e tributaria.
In Italia la cosa riesce particolarmente bene direi.

Non esiste una rivoluzione sessuale.
Siamo sempre alla disobbedienza di Adamo ed Eva, al pensare di poter operare ed agire come se Dio non esistesse.
Ma Dio non solo c’è, ma è colui che ti ha chiamato all’esistenza, e prima o poi ti presenta il conto.

Ti presenta.
A te.
Non a questa o a quella categoria, consorteria, gruppo, famiglia.
A te, personalmente.
Fatti due conti.

Strategy, Monitoring, Content

Quale strategia segui per la tua vita? Qual’è la tua Digital Strategy? Cosa fai fare o non fare alla tua vita? Cosa c’è dietro alle tue scelte?
Quali sono le parole che ascolti?

Fai attenzione alle conseguenze? Monitori quello che ti accade intorno? Le conseguenze delle azioni delle tue strategie di vita sul tuo coniuge, sui tuoi figli, sui colleghi di lavoro, sugli amici, su coloro che professano la loro fede assieme a te?

Quando ti capita un epic fail, un fallimento, come reagisci? Sai chiedere perdono? Sei capace di riconciliarti? Ti sai perdonare? Perchè a volte sapersi perdonare, in una società come questa che fa del “successo” il principale metro di paragone, è assai più difficile sapersi perdonare che accettare il perdono altrui.

Quali media, quali strumenti adoperi per il tuo social monitoring? Qual’è la tua metrica, la tua scala di riferimento?
La scala di Giacobbe, la scala infallibile che è la Croce, il tuo sforzo di salire verso Dio, o le scale infinite ed impossibili di Escher,  che ti portano su è giù senza in realtà portarti da nessuna parte, che ti costringono alle stesse fatiche di Sisifo?
O, se Sisifo è un nome antico che non ti dice nulla, il salire e scendere a portare pietre e scavare buche che tanto di moda andava nei campi di sterminio o nei gulag, dove in modi più cruenti si perseguiva lo stesso scopo di Zeus, dell’idolo umano del potere, che è quello di annullare l’uomo, annullare il lavoro con cui dovrebbe trasformare il mondo, annullare il suo essere una unica ed irripetibile immagine di Dio, ridurlo a numero tatuato sul braccio, farlo scomparire dalla carta geografica dell’esistenza.

Quali contenuti metti nella tua vita? Cosa costruisci? Come ti proponi agli altri e cosa gli proponi? Contenuti unici, di valore, tuoi? O piuttosto rivendi l’altrui mercanzia, fai copia e incolla di vite di altri che ti sembrano invidiabili, cloni immagini e modelli di ogni tipo tra quelli che trovi sul mercato? E speri che ti dica bene?

Un modello unico

Mi ha scritto qualcuno in un commento che voleva essere non dico malevolo, ma sicuramente una critica, che io propongo un modello unico.

È vero! Lo ammetto.

Anzi, è Vero.

È l’unico Vero.
Perchè non esiste un’altra Verità sull’uomo.
Non esiste una Vita che abbia senso all’infuori di Lui.
Non esiste un’altra Via da percorrere.

Giovanni 14:6 Via Verità Vita modello unico social

 

Giovanni Battista, martire della Verità

14 Ora il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato celebre, e diceva: «Quel Giovanni che battezzava è risuscitato dai morti; e perciò le potenze miracolose operano in lui». 15 Altri dicevano: «È Elia»; ed altri: «È un profeta, o come uno dei profeti».

16 Ma Erode, udito questo, diceva: «Quel Giovanni, che io ho fatto decapitare, è risorto dai morti!». 17 Erode stesso infatti aveva fatto arrestare Giovanni e l’aveva tenuto legato in carcere a causa di Erodiade, moglie di Filippo suo fratello, perché egli l’aveva presa per moglie. 18 Giovanni infatti diceva ad Erode: «Non ti è lecito di avere la moglie di tuo fratello». 19 Ed Erodiade gli portava rancore e volentieri l’avrebbe fatto uccidere, ma non poteva. 20 Erode infatti temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e lo proteggeva; e, dopo averlo udito, faceva molte cose e lo ascoltava volentieri.

21 Ora, venuto un giorno propizio, Erode per il suo compleanno offrì un banchetto ai suoi grandi, ai comandanti e ai notabili della Galilea. 22 La figlia di Erodiade stessa entrò e danzò, e piacque ad Erode e a coloro che erano a tavola con lui; allora il re disse alla fanciulla: «Domandami tutto ciò che vuoi e io te lo darò». 23 E le giurò: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fino alla metà del mio regno!».

24 Ella uscì, e disse a sua madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni Battista». 25 Ed ella, ritornata subito dal re, gli fece in fretta la richiesta, dicendo: «Io desidero che tu mi dia immediatamente, su un piatto, la testa di Giovanni Battista». 26 E il re, sebbene ne fosse molto rattristato, a motivo del giuramento e per rispetto dei convitati, non volle opporle un rifiuto. 27 Così il re mandò subito una guardia, con l’ordine di portargli la testa di Giovanni. 28 E quegli andò, lo decapitò in prigione e portò la sua testa su un piatto e la diede alla fanciulla, e la fanciulla la diede a sua madre.

29 E, quando i suoi discepoli udirono ciò, vennero, presero il suo corpo e lo posero in un sepolcro.

(Marco 6)

Marco 6:14-29 Commento di Beda il venerabile

Commento di  Beda il Venerabile (ca 673-735),
monaco, dottore della Chiesa
Discorsi (libro 23); CCL 122, 354 e ss

Giovanni Battista, martire della verità

 

Senz’alcun dubbio Giovanni Battista ha subito il carcere per il nostro Redentore che egli precedeva con la sua testimonianza; per lui ha dato la sua vita.

Infatti, anche se il suo persecutore non gli ha chiesto di negare Cristo ma di tacere la verità, è tuttavia per Cristo che è morto; Cristo in persona infatti ha detto: «Sono la verità» (Gv 14,6).

Poiché Giovanni ha sparso il suo sangue per la verità, l’ha sparso per Cristo.

Giovanni aveva testimoniato con la sua nascita che Cristo sarebbe nato; predicando aveva testimoniato che Cristo avrebbe predicato, battezzando che avrebbe battezzato. Soffrendo per primo la sua passione, accennava che anche Cristo avrebbe dovuto soffrirla…

Questo grandissimo uomo giunse dunque al termine della sua vita con l’effusione del sangue, dopo una lunga e penosa prigionia. Lui che aveva annunciato la buona novella della libertà di una pace superiore, è gettato in carcere dagli empi.

È rinchiuso nell’oscurità di una cella, colui che aveva reso testimonianza alla luce…

Con il proprio sangue viene battezzato colui al quale fu dato di battezzare il Redentore del mondo, di sentire la voce del Padre celeste rivolgersi a Cristo, e di vedere scendere su di lui la grazia dello Spirito Santo.

L’ha detto appunto l’apostolo Paolo: «A voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Cristo, ma anche di soffrire per lui» (Fil 1,29).

E dice che soffrire per Cristo è un dono di lui ai suoi eletti poiché, come dice altrove: «Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi» (Rm 8,8).

Siate perfetti come Lui

Matteo 5,43-48

43 Voi avete udito che fu detto: “Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico”. 44 Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, 45 affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; poiché egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46 Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno lo stesso anche i pubblicani? 47 E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno anche i pagani altrettanto? 48 Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste.

bibbia1

Troppo alto questo brano, Luca, o don Luca… quante volte me lo sono sentito dire. Non è possibile per un uomo o una donna di questo mondo. E’ un traguardo troppo alto. E giù giustificazioni di ogni tipo. La sfortuna, la malattia, le cose da fare, quello a cui pensare…

Scuse, altro che giustificazioni. Più mi confronto con la Parola di Dio, con la Sacra Scrittura, e ormai lo faccio ogni giorno dal giorno della mia prima comunione, il 29 aprile 1973, da quando suor Anna Clara mi regalò un’ edizione con la copertina rosa del Nuovo Testamento più mi rendo conto che le nostre non sono che ricerche di scuse.

Se hai fede, se credi, il tempo per il confronto con la Parola di Dio lo trovi. Fosse pure con quel versetto del Vangelo o dei Salmi o dell’Antico Testamento che hai mandato a mente, o che hai sentito tante volte che ti si è impresso nella memoria.

Beati i poveri in spirito, perchè di essi è il regno dei cieli…. Venite a me voi tutti che siete affaticati ed oppressi…. Tu sei prezioso ai miei occhi… Sono forse io il custode di mio fratello?… Alzo gli occhi verso i monti, da dove mi verrà l’aiuto?…. Purificami o Signore, sarò più bianco della neve…. Amate i vostri nemici…

Non credo esista nessuno tra le persone che conosco che possa dire che non ricorda a memoria almeno uno, due, tre versetti della Bibbia. Che non possa, se non ha tempo, o più spesso voglia, di confrontarsi con le letture bibliche proposte per quel giorno della Chiesa (quale questa sia non ha importanza, un lezionario quotidiano o settimanale ce l’hanno tutte) di ruminare uno di questi versetti.

Se non lo si fa, le chiacchiere stanno a zero si dice a Roma, non lo si fa perchè manca la fede. Perchè la fede è poca, scarsa e, sicuramente mal nutrita (perchè se la fede in Dio non la nutri con la Sua Parola e la preghiera su di essa con cosa mai la si potrebbe nutrire?).

Siate perfetti! Altro che troppo alto. E’ il sunto della nostra fede, della fede in Cristo, che pone come obiettivo per ogni credente in Cristo o sedicente tale la sua imitazione. Alzate il vostro sguardo verso il Cristo, dice Paolo, imitatene la vita, imitatene l’esempio, tenete lo sguardo fisso verso di lui.

E qui sento già gli amici buonisti, quelli che ti dicono che allora la Chiesa di Cristo dovrebbe essere più clemente, più buona, accettare questo o quello che la società ci propone, in tema di amore, di famiglia, anzi, di famiglie, al singolare pare non andar più di moda il termine…

Al contrario dico io. Imitare l’amore di Cristo significa parlare si, con il pubblicano, la prostituta, il peccatore, il ricco, l’avaro, l’ingordo, il violento… e chi più ne ha più ne metta, ma come faceva lui. Ovvero cercando di comprendere, amando, ma amando veramente, ovvero senza tacere la verità sulla condizione di peccato in cui si trovava il singolo.

Perchè Cristo all’adultera non dice ti perdono, vai e fai quel che ti pare. Dice vai e non peccare più. Ed al giovane ricco non dice vai fai un po’ di elemosina e tutta andrà a posto. Dice vai, prendi i tuoi beni, dalli ai poveri ed avrai un tesoro nel cielo. Ed alla samaritana che si giustifica dice la verità sul suo stato e dice vai ed annuncia il mio Vangelo, annuncia agli altri la verità che ti ho rivelato.

Perchè la Verità è una, ed è la Persona stessa del Cristo. E’ sinfonica quanto all’annuncio, perchè si fa tutto a tutti per essere ascoltata e compresa, Ma è Una.

Essere Perfetti è possibile ed è imitare il Cristo nella propria vita. Croce compresa. Perchè i cristiani veri, quelli perfetti sono quelli che in un modo o nell’altro finiscono sulla croce. Bruciati, lapidati o appesi a testa in giù come i primi martiri cristiani, a Roma, e come i cristiani di oggi, in Siria o in Nigeria o in Egitto. Perchè la Croce fa parte del mistero cristiano da sempre e fino alla fine di questo mondo.

Quelli sono i perfetti. I martiri, i testimoni. Quelli che ricordano, fanno memoria, fanno eucaristia a Dio con la loro stessa vita, perchè “Non avrai un altro Dio all’infuori di me“. Senza aver magari fatto discorsi, o studiato teologia. Avendo soltanto interiorizzato quella Parola che dice “prendi la tua Croce ogni giorno e seguimi“, “non temere“, “non aver paura io ho vinto il mondo e tu lo vincerai con me“.

Dio fa sorgere il sole sui giusti e sugli ingiusti, e che rabbia fa questo a tanti di noi… Ma fa bene, perchè la Creazione è la Sua, perchè la vita anche dell’ultimo filo d’erba è la Sua, noi ne siamo semplici, perloppiù infedeli, amministratori. Il giudizio ultimo spetterà a Lui ed a Lui soltanto.

Noi dobbiamo solo essere perfetti, qui ed ora. E per farlo abbiamo bisogno della fede. E per nutrire la nostra fede abbiamo bisogno del confronto continuo, costante, quotidiano con la Parola di Dio. Che viene prima di qualsiasi parola o discorso umano, che viene prima della politica, della filosofia, della storia. Perchè nessuna di queste realtà può aver senso per un credente senza un confronto continuo e costante con Questa.

Sforziamoci di essere perfetti, anche se questo significa essere incompresi dal mondo. Il mondo non ci deve comprendere! Il nostro obiettivo è essere compresi da Dio, dal suo mistero, non dal mondo! Il nostro obiettivo è essere capaci di salire sulla Croce per essere redenti. Percorrere il sentiero antico della fedeltà alla fede, della fede nella Croce come unico strumento di salvezza.

Accresci la nostra fede, Signore Gesù. Amen.

Un figlio? Incoercibile

Ripubblico sul mio blog questo contributo di Mario Adinolfi per il giornale “L’Adige”. senza commento perchè lo condivido in toto.

MA AVERE UN FIGLIO E’ UN DIRITTO ASSOLUTO?

di Mario Adinolfi per l’Adige

Incoercibile. La nuova parola chiave scolpita nelle tavole della legge dalla Corte costituzionale è: incoercibile. Per la precisione, nel caso, incoercibile è il diritto ad avere figli se li si desiderano secondo le recenti motivazioni alla sentenza sulla fecondazione assistita scritte da Giuseppe Tesauro. Da questa incoercibilità deriva oggi l’incostituzionalità proclamata del divieto di fecondazione eterologa previsto dalla legge 40, domani con questa sentenza si giustificherà altro: ad esempio il desiderio di genitorialità di una coppia omosessuale diventerà diritto, perché quello ad avere prole è configurato ormai dalla Consulta come diritto assoluto. I cancelli sono aperti. Ma la strada dove porta?

Lette e rilette le motivazioni della Consulta non convincono. Certo, ci sono pizzichi di giurisprudenziale prudenza sparsi qua e là, ma la sostanza è preoccupante e l’impressione è che da troppo tempo l’Alta Corte stia sentenziando con l’occhio rivolto più a qualche attrattiva di tipo politico-mediatico, sotto la spinta di una supposta opinione pubblica rappresentata in realtà da qualche giornale ad alta tiratura, che in punta di diritto. E così il nuovo assalto alla legge 40 sembra seguire più un caos modaiolo che un ragionamento rigoroso in termini giuridici.

Acquistare un figlio? Oggi si può!

Non c’è da meravigliarsi. Sono di poche settimane fa ben due sentenze di tribunali lombardi che hanno assolto altrettante donne dall’accusa di alterazione di stato, dopo aver portato in Italia “figli” acquistati all’estero e generati con le tecniche del cosiddetto utero in affitto. Sempre in virtù del presunto diritto incoercibile ad avere figli infatti è stata assolta, ad esempio, una donna 54enne milanese che è andata a comprarsi l’ovocita di una donna indiana, per impiantarlo nell’utero di un’altra donna indiana dopo averlo fecondato con lo sperma del suo compagno, acquistando poi per qualche decina di migliaia di euro il bambino così nato e da quella donna partorito in India, che dunque con la 54enne milanese non ha alcun rapporto di parentela. Quella donna può, per l’anagrafe italiana e a tutti gli effetti, dichiarare il bambino acquistato in India con questa folle procedura come suo figlio. D’altronde, se il diritto ad avere figli è un diritto assoluto, tutto è consentito. Tranne quello che è vietato. In Italia la legge vieterebbe l’utero in affitto. Ma ci penserà la Corte Costituzionale a risolvere anche questa contraddizione. Stiamo sereni.

Il desiderio non dà diritti!

In realtà un ordinamento che trasformi i desideri in diritti è un ordinamento destinato a perire. I desideri non sono diritti. Si può desiderare un figlio, si può cercare con la tecnica di aggirare le difficoltà, ma non si può ritenere che non ci sia un limite. Sì, nella sentenza della Corte costituzionale qualche pallida limitazione viene ancora mantenuta, ma con veli di ambiguità che hanno fatto gridare a molti che si è tornati ormai al far west procreativo antecedente al varo della legge 40. Sono stati rimossi di fatto tutti i limiti, come è logico che sia se si proclama un diritto “incoercibile” a figliare, se si trasforma il desiderio in diritto e in diritto assoluto.

Essere preda delle ondate emotive dell’opinione pubblica o della supposta opinione pubblica è un grave errore in generale, diventa gravissimo se le delicate decisioni sulla vita e sulla morte delle persone vengono prese in questo modo da quindici persone vestite d’ermellino. Questo sono decisioni che attengono al dibattito democratico, sono i cittadini a dover decidere e il Parlamento a dover legiferare. I cittadini si erano espressi sulla legge 40 per via referendaria, dopo che il Parlamento aveva legiferato. Quindici persone, tra l’altro per quel che si sa divise al loro interno, hanno deciso al posto di tutti. Otto o nove persone hanno deciso dunque che a un bambino possa essere negato il diritto a conoscere il proprio genitore, perché la fecondazione eterologa a questo espone i nascituri. L’auspicio è che il Parlamento, è che Matteo Renzi troppo silenzioso e imbarazzato sulle materie eticamente sensibili, vogliano mettere mano e legiferare. Se la politica abdica e lascia questo territorio tutto in mano alla magistratura e alle sentenze della Corte costituzionale, compie un errore irrimediabile e lo compie per viltà e incapacità, due difetti che i politici di rango proprio non possono avere.

Un figlio è un dono!

I desideri non sono diritti, di certo non sono mai diritti assoluti. Un figlio è un dono, nasce dall’amore e dall’accoglienza. Non è un oggetto da ottenere ad ogni costo. Riscoprendo un senso del limite, forse riscopriremo anche l’intensa umanità che si annida dentro l’essere genitori e non meri procreatori. Ricordando che prima di tutto e tutti vengono i diritti dei bambini, dei figli. Prima di ogni egoismo degli adulti scambiato per amore, che è invece alla fine solo amore di sé.

Abbiate coraggio

Abbiate coraggio

Una Parola che invita al coraggio della testimonianza della propria fede. Di questi tempi più che mai necessaria).

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Dal Vangelo secondo Giovanni (16, 29-33)

In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio».
Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.
Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».

Parola del Signore

Accresci la mia fede, Signore Gesù. Che io abbia il coraggio di percorrere solo la tua Via, l’unica secondo la Verità che porta alla Vita vera. Amen.

 

Sui sentieri…

Gli osservatori più attenti di questo blog avranno notato che sono mutate un paio di cose… E’ mutata l’immagine che caratterizza lo sfondo, assieme a quella della testata, ed è mutata la breve riassuntiva ‘bio’ che si trova in alto a destra.

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Recita questa ora: “On the paths of #InformationTechnology and #Communication since 1984 – Project your #digitalstrategy.- #PlaySubbuteo since 1973, now with the @BlackRose98Roma”.

Forse la parola più importante è sentieri. Perchè penso che l’uomo sia da sempre quello che nella letteratura di definisce Homo Viator.

(Homo) viator è un termine tardo-antico e post-classico e si riferiva al messaggero o cursore pubblico incaricato di compiere un determinato percorso per portare ordini, corrispondenza, messaggi o per altri incarichi simili. Il “viator” percorreva la via, un cammino ben tracciato e individuabile nel territorio. Ma nella Patristica è Cristo la via, secondo la scultorea testimonianza giovannea; nell’imminenza della sua passione e morte, Gesù disse ai suoi: “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore…” (Gv 14, 2-6).

L’homo viator è consapevole di compiere un cammino seguendo le tracce di Cristo, ma soprattutto che la sua via è Cristo e che solo in lui e con lui può procedere verso la sua ultima meta. La via è intesa come segmento percorribile fra due punti. Nel termine homo viator è dunque insito il doppio significato dell’umiltà della sequela di Cristo e della sicurezza della fede.

Nella definizione c’è un po’ tutto quello che penso dell’uomo. Chi mi conosce sa che sono profondamente credente. Credo che la verità ultima dell’uomo sia quella che gli viene rivelata nell’umanità e divinità del Cristo. Credo che ognuno di noi sia capace di percorrere la Sua Via, nella diversità della vie e delle vite su cui ciascuno si trova a camminare. Perchè poi ognuno percorre le sue di vie, ha differenti compagni di viaggio, sceglie differenti itinerari, non sempre i migliori. Ma tenendo bene fisso lo sguardo sul Cristo, via suprema, può riprendersi, raddrizzare la via.

Perciò l’immagine scelta è quella di un sentiero di montagna, del Prato alla Drava, in Val Pusteria, assieme ai Monti Sibillini (cui rimandavano le immagini precedenti), la mia montagna preferita. Chi sale in montagna sa che deve sempre avere un punto di riferimento, una bussola che lo aiuta ad orientarsi nel cammino. Ma sa anche che deve essere pronto all’imprevisto, perchè non è detto che quel sentiero fatto mille volte riesca a portarti dove credi, dove sempre ti ha portato. Basta poco… Un banco di nebbia, una piccola frana, un compagno inaspettato, un ammasso di neve, per costringerti ad una deviazione, per farti fare la fatica di ritrovarti, e di ritrovare la via.

Così è la vita. Si sta per tanti anni con le stesse persone, a fare lo stesso lavoro e poi, anche lì, basta poco, un imprevisto, un momento di crisi, una malattia, e questo qualcosa ti dice che ti devi reinventare, devi prendere una strada nuova, pur nella continuità del tuo percorso di vita complessivo.

Ma lo si fa, si riprende, si sale e si scende, ed alla fine ti ritrovi su quel crinale, tra un versante e l’altro della montagna e scopri delle bellezze che non credevi ci fossero, che non avevi mai visto.

Succede nel lavoro, è quello che mi sta succedendo ora che affronto sfide nuove, proprio come succede anche nella fede. Perchè succede nella vita.

Anche nella vita ci sono momenti di crisi, e sono tanti, e sono necessari. Diffido, da sempre, di chi ha solo certezze. Erano spesso in crisi Pietro, Francesco di Assisi, Teresa d’Avila, Giovanni della Croce, lo stesso generale Ignazio, Teresa di Calcutta, possiamo non esserlo mai noi?

Diffido, perchè so che la realtà dell’uomo rivelata nel Cristo è irriducibile ai nostri schemi umani, è un po’ come andare in montagna con la carta dei sentieri dell’anno prima e pretendere che tutto sia uguale a come lì descritto. Significa non conoscere, davvero, la montagna, la natura, la sua mutevolezza. Significa presumere troppo di se stessi.

Questo dice la mia Bio, che sono un uomo, ed un lavoratore, in cammino, che non si stanca mai di camminare, che cerca e si sforza di trovare le migliori strategie per farlo, che credo che occorre conoscere gli altri per conoscere fino in fondo sè stessi, perchè gli altri non si conoscono mai abbastanza. Che sono felice di farlo, perchè ho un punto di riferimento forte, uno solo, uno vero, perchè alla fine credo ci sia una sola Via, una sola Verità, una sola Vita.

E che questo mi dà alla fine una serenità di fondo che è la mia vera forza, per cui sono fiducioso di poter accompagnare su quei sentieri prima di tutto la mia Sara, la mia meravigliosa bimba, che ora cresce ed è sempre meno ‘mia’, perchè ora ogni tanto, come deve essere, lascia la mia mano ed inizia a muovere i suoi passi da sola; sono fiducioso di poter camminare su quella strada con Antonella e con tutte le persone che amo.

La serenità è quella di chi alla fine è come un bimbo che si fida del padre, che si affida alle braccia amorevoli della madre, che reclina il capo sul suo seno, capace di abbandonarsi e di giocare, inventandosi partite di calcio in miniatura, a Subbuteo, o realizzando inenarrabili strutture con i Kapla, le costruzioni di legno della figlia. Perchè come disse credo George Bernard Shaw,  l’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare.

Ed io, in questo senso, vecchio spero di non diventarci mai. Perchè «se uno è in Cristo, è una creatura nuova» e lo è per tutti i giorni che gli è consentito di vivere su questa terra ed oltre. Perchè la vita non finisce qui. E di questo ringrazio ogni volta che apro gli occhi, e vedo la luce del giorno nuovo.